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Notizie dai giardini. I’ ciardin’ ’i Ponza (1)

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di Sandro Russo 

Guardo i giardini. Ci sono molte notizie nei giardini, però ci sono pochi giardinieri…”

[Da: Erri De Luca – Tre cavalli – Feltrinelli, pag. 74; 1999]

 

Guardo i giardini. I piccoli spazi davanti alle case dove i proprietari più o meno consapevolmente, esprimono la loro idea del bello. In forme diverse: megalomania e banalità; appiattimento sul gusto comune e sprazzi di originalità, fino alla cura per i particolari minimi, agli accostamenti di colore audaci o inconsueti. Alcuni caratteri si possono riconoscere, con un po’ d’attenzione: dalla grandeur fuori scala delle magnolie o dalla fissazione per i prati rasati. Alcuni coltivano solo rose, di poche pretese e buone per ogni uso, o ingentiliscono con bordure fiorite lo spazio cementato dove è parcheggiata l’irrinunciabile automobile.

Trovo molta cura e attenzione per i giardini, dalle mie parti – intorno a Roma, intendo – come dovunque ho visto in Provenza, in Svizzera, in Austria e in Germania, mentre l’incuria e il disinteresse prevalgono nelle zone contadine non toccate dal gusto e dall’edonismo di massa, come nell’alto reatino o nelle zone più rurali delle isole minori (per quanto ho esperienza). Lì vige un diverso criterio di valutazione: – Ma questa pianta e buona o no da mangiare?

 

U’ ciardine a Ponza è una cosa ancora diversa. Non è un giardino e non è solamente orto.

I miei ricordi risalgono all’infanzia e alle estati a Ponza, quando il nonno Ciccillo e la nonna Natalina ogni mattina ‘sparivano’. Al risveglio, neanche troppo tardi, se chiedevo dov’erano, mi veniva risposto: ‘Nd’u ciardine, ‘ncopp’a Draunàra.

Di là tornavano – prima la nonna e abbastanza più tardi il nonno, che rimaneva ad innaffiare – a seconda della stagione, con pummadòre e vasenicola, mulignàne e puparuòle, uv’a zezzella, e non mancava mai qualche fiore di stagione; di volta in volta rose, gigl’i’ S. Antonie, garuofen’i’ San Silverio, dalie e più avanti, i gigl’i’ Santa Candida.

Il nonno ne tornava anche – sempre – con una fogliolina di cedratella (Cedrina o Lippia citrodora; Fam. Verbenaceae – N.d.R.) arrotolata sull’orecchio.

Crescendo, ho continuato a fare una (più distratta) attenzione ai giardini, mentre aspetti diversi e al tempo più importanti mi attiravano.

Poi, nella stagione della maturità, ai giardini sono tornato… Anche – con curiosità – ai ‘ciardini’ di Ponza, tenuti soprattutto da anziani. Da pensionati

Gli orti-giardini degli anziani sono i più interessanti, per quell’aura preindustriale che ne emana, le soluzioni inusuali che vi si vedono applicate, testimonianze di un tempo in cui per risolvere un problema pratico erano usati i materiali più vari, con un’inventiva e una capacità di adattamento che poi sono andate perdute. I contenitori per l’acqua, i ganci per appendere gli attrezzi: per ogni esigenza viene trovata una soluzione appropriata e originale. Dietro ogni orto ben curato c’è un pensionato.

Così ho apprezzato (fino a qualche anno fa) ù’ ciardine d’u’ zi’ Vittorio (Vittorio Coppa, N.d.R.), e (in altri tempi) quello di Irio, nella Padura, dove – a dire di Giuànn’i’ Ggiuliematrone – anche le formiche camminavano incolonnate, in file per due!

Ma la curiosità rimane e una visita ‘nd’ù ciardine non si rifiuta mai. Come questa, al giardino di Romolo, sopra Santa Maria, di qualche settimana fa. Con le frutta ancora presente sugli alberi (ma ancora per poco).

Uva a pergola (‘a prèula d’uva)

Prugne ‘goccia d’oro’

Amarene

Gelsi (i’ ciéuz’). La Ravia e il mare sullo fondo

Alberello di giuggiolo (i chiéchiere)

Pere della var. Carmosina, caratterizzata da un precoce ‘ammezzimento’ della polpa, che diventa scura. Come per le sorbe e le nespole l’ammezzimento è un processo fisiologico che non pregiudica (anzi migliora) il sapore del frutto

Fiore maschile i’ cucuzzelle (Lagenaria longissima. Vai al link relativo)

Fiore femminile d’a cucuzzella, ad allegagione avvenuta

Romolo (classe 1934) proprietario e curatore d’u’ ciardine

***

Non è pensionato – ma manca poco – Giovanni, molto orgoglioso del suo filare di uva da tavola e dei suoi pomodori, che coltiva, da pendolare, con veri tour de force tra Roma e Ponza.

Uva fuori casa di Giovanni (Giuànn’i’Ggiuliematrone)

Giovanni con i suoi pomodori. Più alti di lui

Anche qui passione per la terra, piacere di vedere crescere le cose che si sono piantate, soddisfazione di mangiarle e di scambiarle con gli amici.

“In giardino non si è mai soli” sostiene già nel titolo un libro del maestro di giardinaggio e architetto del verde Paolo Pejrone (Feltrinelli 2002): chi ha un poco di esperienza nel campo sa che è vero in molti sensi!

 

Sandro Russo

[Notizie dai giardini. I’ ciardin’ ’i  Ponza (1) – Continua]

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