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Il munaciello violinista

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di Giuseppe Mazzella

 

La guerra aveva lasciato il segno. Dopo cinque anni di isolamento e di carestia, l’isola riprendeva lentamente il suo ritmo di vita. A Le Forna il parroco don Gennaro Sandolo distribuiva ogni domenica gli alimenti offerti dagli americani tramite la Pontificia Opera Assistenza vaticana. E ogni domenica, dopo la distribuzione, iniziava il ballo. Il violinista instancabile iniziava sul far della sera a suonare melodie ritmate, anche se nessuno era in grado di individuarne la fonte. Il munaciello violinista si era, infatti, nascosto in un angolo della casa di fronte la chiesa dell’Assunta, di proprietà del sagrestano e ad ogni ispezione da parte dei tanti curiosi, il suono si allontanava in un’altra ala della casa, senza però smettere mai. Un giovane passò la notte intera a vegliare, nel tentativo, vano, di scoprire l’arcano.

Sulla piazza polverosa della chiesa, dopo l’iniziale meraviglia, si formarono alcune coppie che cominciarono timidamente a ballare. Dopo le sofferenze patite tutti desideravano tornare ai piaceri della vita. Le prime coppie audaci furono imitate da un numero crescente di altre coppie, tanto che il piazzale la domenica pomeriggio si trasformava in una balera festosa. Il violinista instancabile rinnovava ogni domenica il suo repertorio con musiche a volte ritmate, a volte struggenti. La gente si era affezionata al violinista e quando il parroco chiese aiuto ad un esorcista di Gaeta, ci fu una mezza ribellione. Se il munaciello avesse suonato solo la domenica pomeriggio, passi, si scusava il proprietario ospitante suo malgrado il musicista misterioso, ma non era possibile sopportare più quelle note stridule nel cuore della notte. C’è chi affermava che si trattava dell’anima di un soldato tedesco morto nei mari di Ponza, chi di un ponzese morto lontano e che in quel modo voleva onorare il suo paese. Fatto sta che da Gaeta arrivò l’esorcista che subito si mise all’opera. Benedizioni con acqua benedetta, arcane preghiere che suscitavano una reazione sempre più irata da parte del musicista che aumentava il tono e il ritmo delle melodie. Ci vollero tre giorni di preghiere, alle quali partecipò con grande impegno il sagrestano, per averla vinta sul munaciello.

La domenica successiva, dopo la rituale distribuzione di scatole di carne e di formaggi, il parroco assieme a tutti gli abitanti, si fermarono in attesa delle note del violinista, che però non si fece più sentire. Le Forna quel pomeriggio estivo sembrò a tutti oltre che più silenziosa anche più povera e triste.

 

Giuseppe Mazzella

 

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