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La colonia marina a Ponza

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di Maria Cristina Coppa 

 

“Oggi è la vigilia… domani è la partenza… addio Ponza bella… non ci vedremo più!”. Così recitava la canzone cantata dalle orfanelle della colonia marina nel loro ultimo giorno di vacanza a Ponza e nel loro canto si coglieva un velo di malinconia perchè terminava la meravigliosa vacanza nella nostra isola. Erano ragazze orfane provenienti  da istituti religiosi del continente, ma c’erano anche quelle che vivevano nell’istituto di suore di Ponza. Ogni mattina alle 9 si recavano alla spiaggia di Giancos per fare il bagno; camminavano in fila ed erano accompagnate dalle suore. Percorrevano il corso Pisacane, dirette alla spiaggia, cantando canzoni allegre. Facevano ritorno dal mare per l’ora di pranzo, tutte accaldate e con le guance arrossate dal sole, ma soddisfatte dei bei momenti trascorsi. Nel pomeriggio uscivano per la passeggiata e verso le 19, sempre cantando, facevano ritorno per la cena.

Era un  appuntamento fisso che si ripeteva ogni anno all’inizio dell’estate di tanti anni fa. Le strade allora non erano affollate di turisti come oggi, non c’erano tanti negozi e attività commerciali, il mare non era invaso da barche, motoscafi, gommoni, le giornate trascorrevano tranquille e monotone. Ma ecco che il silenzio veniva rotto dal rumore degli zoccoli e da un vociare di canti, si capiva subito che stava passando la colonia, si scendeva in strada per un saluto o per  semplice curiosità.

 

Maria Cristina Coppa

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6 commenti per La colonia marina a Ponza

  • Franco De Luca

    A Maria Cristina Coppa:
    Un’altra canzone che cantavano le colonie – se ricordi – ricalcava l’ordine delle note musicali: DO RE MI FA SOL LA SI.
    E infatti i versi dicevano:
    Do do do domani me ne vado,
    RE re re respiro l’aria pura,
    MI mi mi …………
    e qui non ricordo più
    Tu rammenti qualche verso in più ?
    C’è qualcuno che può continuare la canzone ?
    Grazie.
    Franco De Luca

  • Carmela Argiero

    Ciao Maria Cristina,
    sono Carmelina, bambina di allora [orfanella]. Ricordo il tuo nome, ma non il tuo volto: io faccio parte del tuo racconto. Noi che vivevamo nell’istituto, i mesi che c’era la colonia eravamo più felici perchè le suore avevano molto da fare (e noi eravamo più libere). La sera ci divertivamo a fare gli scherzi, come piegare i piedini delle reti dove dormivano i bambini, così quando si sdraiavano facevano un gran baccano. Noi orfanelle eravamo un po’ arrabbiate perchè dovevamo cedere la nostra camerata. A noi ci spostavano giù, dove c’era la stanza che durante l’anno usavano come refettorio per le scuole. La canzone che accenni, la ricordo vagamente, ricordo quando eravamo sulla spiaggia di Giancos, con il tendone bianco, e ci mandavano a prendere il ghiaccio dal nonno di Clodina, oppure quando ci facevano sdraiare al sole (cosa che a me dava tanto fastidio), oppure quando ci buttavano in mare per imparare a nuotare con il bagnino, di nome Mazzone he diceva gridando … – Aprite le braccia, battete i piedi. Chi piangeva, chi gridava (altro che istruttore!).
    Oggi amo il sole e sono come una lucertola e nuoto anche bene… Tutto ciò grazie a loro.
    Un abbraccio a tutti gli amici di Ponza da Carmela Argiero

  • Cristina

    Volevo completare la canzoncina delle note musicali citata da Franco, riguardante la colonia marina, almeno come la ricordo io.

    DO… DO… DO… Domani me ne vado,

    RE… RE… RE… Respiro aria pura

    MI… MI… MI… Mi voglio divertire

    FA… FA. ..FA… Facendo quel che voglio

    SOL… SOL… SOL… Soltanto mi dispiace

    LA… LA… LA… Lasciare Ponza bella

    SI… SI… SI… Si domani partirò

    Cristina

  • Lino Pagano

    Per Carmelina Argiero
    Cara Carmelina io ti ricordo benissimo spero tu ricordi me, sono Lino il cugino di Clodina dove tu venivi a prendere il ghiaccio nella ghiacciera di Mio Nonno e mio Papà, abbiamo frequentato la stessa scuola, ho dei bellissimi ricordi di quei tempi meravigliosi, con Teresa Parisi, mia cugina Teresa Pagano, il mio amico Ennio Parisi, quanti ricordi che non sto ad elencare,le bellissime estati sulla spiaggia di Giancos. Mi ha fatto piacere sentirti parlare e ricordare di Ponza, forse mi hai cancellato dai tuoi ricordi, fa niente, sei perdonata.
    Un saluto grande
    Lino

  • Anna Maria Usai

    Canzoncine della Colonia

    di Anna Maria Usai

    Ecco la versione integrale della canzoncina e altre della colonia così come le ricordo io:

    Do, do, do do domani me ne vado,
    re, re, re respiro l’aria pura
    mi, mi, mi mi piace divertire
    fa, fa, fa facendo quel che voglio
    sol, sol, sol soltanto mi dispiace
    la, la, la lasciar la Presidente
    si, si, si, si si la lascerò e domani me ne andrò.

    Oggi è la vigilia, domani è la partenza, addio Ponza bella, non ci vedremo
    più…

    Con quattro quattrini si sale sul vapore, con quattro signori a Sora si va,
    Sora è bella, Sora mi piace, son belle le ragazze di questa città.
    Saliremo sui monti più alti, sentiremo la banda suonar,
    se le suore ci daranno il comando, battaglion per battaglione.
    O quanto mi dispiace lasciar la bella mia, lascio la colonia mia, non ci
    vedremo più.

    Anna Maria Usai

  • isidorofeola

    Il mio ricordo della colonia marina è che ero tra i pochi maschietti, assieme a Peppino Iacono, Vittorio Spignesi e Silverio Sabatino, cui era consentito, QUALCHE VOLTA, di andare a fare il bagno a Giancos, nello stesso “recinto” delle bambine, affidati alle attenzioni (e ai pizzichi) di suor Jolanda. Io però come bagnina ricordo Gilda Romano (la moglie d’u’ diàvul’ ‘i Parmarol’), che era un gigante buono ma non esitava ad “affogarci di calate” se, secondo lei, facevamo qualche cosa che non andava. Tale privilegio ci veniva concesso in quanto le suore ci conoscevano sia perchè d’inverno si andava al doposcuola da loro, sia perchè eravamo tra i pochi chierichetti di don Michele Colaguori, parroco di allora della chiesa della SS.ma Trinità. Quelli più grandicelli di noi non facevano più i chierichetti perchè il parroco aveva da poco sostituito mons. Luigi Dies, cui erano molto attaccati, come se in tale sostituzione Don Michele avesse avuto delle colpe (ricordo che stiamo parlando degli inizi anni ’60 di bambini che avevano al max 10-12 anni).
    Per quanto riguarda le canzoncine e le filastrocche, mi è ritornato tutto in mente dopo averle lette. Grazie.

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