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Ponza vista dal mare (1)

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di Lino Catello Pagano

 

Il giorno che arrivi a Ponza in nave, ti si presenta uno spettacolo indimenticabile. Superata Zannone, vedi un’isola lontana che ti tende le braccia, come una mamma le tende al proprio figlio.

Più ti avvicini e più si sente… un profumo meraviglioso che solo un buon naso riesce ad identificare. Ponza ha il suo profumo particolare, fatto di salsedine, di ginestre gialle odorose, di calce colorata; tutto ciò rende l’isola magica. Quando attracchi con la nave, un altro abbraccio te lo porge il porto, con il suo semicerchio colorato di rosso carminio sbiadito dalla salsedine.

Il calore del Ponzese, poi, fa sì che il tuo soggiorno nell’isola sia piacevole e fantastico.

Con una barca affittata sull’isola, usciamo dal Porto e ci dirigiamo verso la punta della Madonna. Incontriamo, subito, sulla destra le grotte di Pilato.

Aride pareti di tufo, con dei teneri e violenti colori, con sprazzi di nero, come di fuoco spento da poco, ti sovrastano. Nel turchino di certi fondali, vedi la luce scherzare attraverso feritoie naturali di profondi canali e abbagli di caldi giochi di luce.
Eccoci di fronte ad un gruppo di peschiere interne ed esterne installate dai Romani, per i bisogni della sovrastante villa imperiale, dove ora è situato il cimitero.

Di fronte abbiamo due archi simmetrici, quello di sinistra ha una piccola nicchia centrale che svolta in un canale sotterraneo in perfetta oscurità; quello di destra c’invita in un ampio vestibolo e questo, a sua volta, in un grandioso salone, soffuso di una tenue luce riflessa nell’acqua che dona un colore celestino all’ambiente. A destra, dopo una piccola abside munita d’altare, un’altra coppia di sale ci sospinge ad entrare tanta è la curiosità.

Tra ampi cunicoli e strettoie si arriva all’esterno dove vi è una vasca per la pescicoltura e di fronte uno spettacolo che solo la natura può regalare: i Faraglioni della Madonna.

Ritorniamo sui nostri passi e con la barca oltrepassiamo la punta del Cimitero, ove la risacca ha suoni tetri e gravi nei cunicoli bui del murenaio sacro, e volgiamo verso libeccio per passare tra i colossali Faraglioni della Madonna. Non hai il tempo di fissare il candore dei tufi che ti sovrastano, perché il giallo-oro di quelli a mare abbaglia per un attimo lo sguardo, appena a ridosso di questi due antemurali di protezione della villa, mentre sei costretto ad abbassare gli occhi, ti delizia l’anima l’azzurro delle acque, lo smeraldo dei canali, e tra le pietre dei fondali cristallini, quella reticella d’ oro che impreziosisce le sabbie, ove guizzano i pesci multicolori, siamo nel seno della Parata. Le case riapparse ci distraggono penosamente, per un attimo, dalle belle visioni della natura! Lassù verso la ripa degli Scotti, scoscesa fino a mare, con le sue zone tufacee stratificate sembra una fantasia di paesaggio indiano con i vigneti a lunghi filari e le siepi di cactus e fichi d’ india , agavi ornamentali, mentre da quest’altro lato intravediamo la cupola del giardino botanico e i vari sentieri che portano alle grotte sottostanti. Senti sciabordare il mare aperto verso l’orizzonte e dalla spiaggia del Bagno Vecchio, il cupo richiamo delle cave di tufo sovrastanti, come d’immani fauci aperte e la scena opaca dei massi incombenti della Guardia.

Passati i Faraglioni della Madonna ci avviamo verso altri faraglioni maestosi: quelli del Calzone Muto tra i quali ci insinuiamo per ammirare tutta la loro ciclopica bellezza, e il Bagno Vecchio, spettacolare anche questo con un acqua cristallina e una spiaggetta di sassi, un bagno è obbligo farlo in queste acque incontaminate. In lontananza s’intravede il Faro della Guardia, posizionato a picco su di una roccia con una stradina – che si snoda come un serpente lungo la fiancata della ‘Scarrupata’ – che viene dagli ‘Scotti’.

Passato il Faro della Guardia, sulla destra la zona vinicola del Fieno, con la sua caratteristica dei terrazzamenti che dal monte Guardia arrivano fino al mare. Altro spettacolo è la spiaggia di Chiaia di Luna, antico porto Romano, ora divenuta la più ampia cala di Ponza, con la bellissima spiaggia a conca, ricca di sabbie magnetiche e acque cristalline.

Questa cala è ancoraggio di rifugio alle barche e ai super yacht contro le mareggiate di levante. Nota, all’angolo di destra, un bel terrazzo con mura di protezione: è il piazzale di Chiaia di Luna. Di lassù vigilava la sentinella confinaria. L’ insenatura ha l’aspetto di un pittoresco anfiteatro limitato sulla sinistra da Capo Bianco e circondato da altre sponde verticali, bizzarramente costituite da scuri strati di retinite e da gialle zone del medesimo tufo. Sulla spiaggia c’è lo sbocco della via antichissima scavata dai Romani, che unisce tuttora Chiaia di Luna al centro abitato di Ponza.

Con il motore al minimo ci godiamo il paesaggio di Chiaia di Luna e ci avviamo verso la punta di Capo Bianco. Tutt’a un tratto ci appare così, all’improvviso, come un iceberg in mare aperto, il bianco promontorio, uno dei luoghi più affascinanti di Ponza.

Nel corso dei secoli, il lento ma continuo lavorio del mare ha scavato grotte e passaggi sottomarini nella friabile roccia perlitica. La grotta delle Sirene è il più palese di questi esempi; in quest’angolo meraviglioso sono stati girati alcuni film, come ‘Angelica e il gran sultano’ e ‘L’indomabile Angelica’.

Il moto ondoso con il suo fare costante è riuscito a farsi largo nel cuore delle colline di Ponza, scavando cunicoli e inoltrandosi come nessuno può fare. La grotta del passaggio si può percorrere con piccole imbarcazioni e c’è chi se la fa a nuoto; acque di uno smeraldo splendente. Ponza n’è fornita, di queste piccole barche adatte allo stretto passaggio, ma va percorsa con molta  prudenza, perché è tra i luoghi più frequentati dell’isola, un continuo via vai di barche.

Sempre con la barca ci si può anche avventurare anche nella grotta del segreto della Maga un cunicolo di 100 metri che porta ad una spiaggia in miniatura difesa da grossi massi nella penombra (in tal caso serve una barca ancora più piccola).

Passato Capo Bianco eccoli lì,  in uno scenario da film, i Faraglioni di Lucia Rosa.

Erano gli ultimi anni del settecento. Lucia Rosa era nel fiore degli anni e amava contemplare per ore il mare azzurro dall’alto di Le Forna. Una mattina di maggio un giovane ma povero contadino dell’isola di Ponza, vedendola se ne innamorò, un amore subito ricambiato, ma osteggiato dal padre della ragazza, che non voleva acconsentire a quelle nozze disonorevoli per la sua famiglia. A nulla valsero i pianti della ragazza. Un pomeriggio di luglio, quando il frinire delle cicale rende l’ora assolata ancora più misteriosa, Lucia Rosa raggiunse il bordo della rupe e si lasciò andare silenziosamente nel vuoto. Il suo amore sfortunato ha dato il nome alla sua splendida baia che rinnova l’incantesimo di quel sentimento purpureo, con i mille fiori che ornano ogni primavera le coste a picco sul mare. Non si può dire di aver visitato Ponza se non si sono visti i faraglioni di Lucia Rosa. Una magia a cui nessuno sa resistere per lo scenario meraviglioso, per l’acqua trasparente, i fondali ricchi di pesce e di flora e l’irradiazione solare che garantisce una tintarella a regola d’arte. Arrivando con la barca, non si vede l’ora di tuffarsi e fare il bagno alla base dei faraglioni.

Dopo il bagno si riparte, ed eccoci all’altra estremità dell’isola, alla località di Le Forna.  La bellissima insenatura  che s’incontra è Cala Feola con le sponde a picco e le grotte manufatte per riporvi le barche d’ inverno. È tra le baie più apprezzate dell’isola di Ponza e raccoglie in un piccolo spazio panorami suggestivi e di grande bellezza. Il nome deriva dall’omonima famiglia borbonica che la colonizzò alla fine del settecento. L’attuale darsena per il riparo delle barche ha valorizzato la frazione dove la natura è rimasta incontaminata. Le case dalle tinte pastello, costruite in gran parte nello stile a cupola dell’isola, che ben s’armonizzano nel dolce paesaggio, i terrazzamenti rigogliosi di vigne, scalette ripide intagliate nella roccia, una lussureggiante macchia mediterranea, fiore di ogni specie, il silenzio caratteristico delle isole. Alle Piscine Naturali si accede invece attraverso bassi archi di roccia, resti di bocche eruttive di un vulcano.

Entriamo con la barca in una piccola darsena utilizzata dai pescatori come approdo per i loro gozzi.

Ancora in navigazione arriviamo in un altro angolo di paradiso. Siamo a Cala Felci: altro bagno in questo mare da bere.

Il nome deriva dall’ abbondanza delle felci, la rara osmunda regalis. La piccola cala è quella più a nord dell’isola. È accessibile via mare, ma anche tramite un pendio scosceso. Con la barca, però, è possibile restare al largo evitando di scendere a terra. sulle pareti della cala si ammirano le argille sulfuree di colore giallo, mentre l’acqua assume il colore del verde smeraldo.

Riprendiamo la navigazione, scoprendo altri angoli da sogno; superiamo e attraversiamo lo spazio che divide Ponza dall’isolotto di Gavi; tutto è uno spettacolo  che fa bene agli occhi. Eccolo là, l’Arco Naturale, monumento di madre natura. Con la barca passiamo sotto l’arco, ben attenti ai bagnanti, e guardando  con il naso all’insù, a bocca aperta.

Ancorando la barca a largo, possiamo fare un po’ di pesca subacquea; qui la natura dona a piene mani i suoi frutti, un sogno che diventa realtà.

Stanchi riprendiamo il giro, tra i luoghi più suggestivi dell’ isola, che ricordano la grandezza degli antichi romani. Sono molti infatti i resti dell’acquedotto romano, la cui sorgente è stata utilizzata ancora in anni recenti, fino a prima della seconda guerra mondiale. Un po’ più avanti ci imbattiamo nella spiaggia del Core. Visibile dalla barca, è il nascondiglio preferito di cernie, saraghi e polpi. Stampato nella roccia vi è un’immagine che richiama la forma del cuore, da cui deriva il nome.

Andiamo avanti nella navigazione passando sotto al Fortino ed eccoci davanti alla spiaggia di Frontone, sempre piena di gente e di un’acqua cristallina.

La spiaggia ampia e soleggiata è tra le mete preferite dai giovani. Alle diciotto, infatti, vi è il classico aperitivo condito da musica e balli. Con la barca ci accingiamo a tornare verso  il porto di Ponza, dove ci aspetteranno altre sorprese e una serata rilassante con una buona cena a base di pesce, del buon vino fresco e la simpatia della padrona di casa… Dove? Sicuramente alla ‘Casa di Assunta’, con una veduta spettacolare sul porto.

Lino Catello Pagano

 

[Ponza vista dal mare (1) – Continua]

 

 

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