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pa-02 30-07-2005-19-29-18_0002 corrida Idraulica antica: parte dell'acquedotto Idraulica antica: fosso di regolarizzazione Idrozoi in grotta

Il Medioevo a Ponza

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dal libro di Ernesto Prudente

“Biografia di un Paese”

Il Medioevo

Con la caduta dell’impero romano anche Ponza subì gli affetti di tale disastro che venne lenito dalla figura e l’opera di San Benedetto che fece di tutto per restituire l’uomo alla terra. E’ storicamente accertato che la strada tracciata da  San Benedetto venne percorsa anche nelle isole ponziane. Furono infatti i benedettini a “occupare” Ponza erigendo tre monasteri: uno a Ponza nella zona di Santa Maria, uno a Zannone ( vedi ruderi di tale monastero in foto ) e il terzo a Palmarola. Di quello di Santa Maria e quello di Zannone i ruderi sono imponenti e visibili. Poche tracce troviamo a Palmarola.

La vita dei cenobi si svolgeva secondo le regole dettato da S. Benedetto. Una vita intesa non solo contemplativa ma anche come impegno di studio e di attività manuali specialmente nel mondo della agricoltura e della pesca.

La popolazione residente non ebbe motivo di lasciare l’isola  perché il continente era una polveriera in continuo brillamento. La gente per sfuggire ai massacri si rifugiava nei conventi. L’abbandono dell’isola incominciò al principio  del nono secolo quando  iniziarono le scorrerie piratesche.

Gli abitanti delle isole, monaci compresi, che riuscirono ad evitare di cadere nelle mari dei saraceni  si riversarono sulle coste continentali dove fondarono paesi e monasteri che legarono anche nominalmente alle loro radici isolane,

Il lamento dei monaci per le incursioni e i saccheggi pirateschi furono fatti arrivare all’orecchio di papa Leone III che chiese l’intervento di Carlo Magno per stroncare queste scorribande saracene che mettevano in pericolo le sue terre.

Siamo nel periodo più nero per gli abitanti la fascia costiera perché i saraceni partivano dalle isole che avevano occupate e si riversavano con le loro navi sui paesi dirimpettai rubando e depredando. I nobili locali, non più in grado di una difesa contro gli assalti arabi, si spogliavano dei loro beni donandoli ai monasteri dove poi trovavano rifugio per vivere una vita secondo le regole monacali.

In questo modo Montecassino e le altre abbazie, oltre ad essere fari di spiritualità cristiana, divennero sedi di amministrazione di vasti territori.

Un accenno a Rainiero da Ponza, un monaco dal vasto sapere che conduceva una vita virtuosa, forte nella parola e nell’azione. Uomo rispettabile per fede, gradito a Dio, per onestà e sapienza, e agli uomini. Due papi, Innocenzo III e Gregorio IX, che ebbero la fortuna di conoscerlo, rimasero soggiocati dal suo comportamento.

La storia, molto lacunosa, non riesce, almeno finora, ad illustrarci questo prodigioso personaggio, né riesce a spiegare i motivi che spinsero Gregorio IX  a scrivere, alla morte dell’umile servo di Dio, che “Il sole era caduto dal cielo”.

L’ultima certezza storica sul monachesimo risale al 1307 quando alcuni frati, non sacerdoti, vennero mandati a Palmarola con l’ordine di lavorare la terra e che una volta al mese si recassero a Ponza per ascoltare  la Messa e sette volte l’anno per ricevere il Sacramento.

Ernesto Prudente

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