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L’infinito del Mare

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Proposto da Silverio Tomeo

Da “Il pensiero meridiano” di Franco Cassano (Laterza, 1996). Dal paragrafo “L’infinito del mare”

 

“Il mare è in primo luogo meditazione, una voce impersonale che mette, forse solo per un’assonanza tutta italiana tra mare e are, tutti i verbi all’infinito, un cielo raddoppiato e diventato terrestre, una parete sfondata, un confine libero, un orizzonte che richiama proprio perchè sfugge. E’ da questa linea di fuga che nasce quell’inquietudine che si conosce quando si arriva da soli in una terra di mare: ogni pontile è la tentazione di salpare, di andar via, di inseguire, senza poterla afferrare, la linea utopica dell’orizzonte, è qui che nasce un rapporto più ricco e drammatico con la terra. Non siamo più gli ostaggi di un paesaggio, di un campanile che ci orienta, ci soffoca e ci trattiene come una catena: il mare opera uno sfondamento che apre la mente all’idea di partenza, all’esperienza di un’infedeltà che rende incerta ma anche più grande e complessa la fedeltà, che inventa la nostalgia, quel dolore e quel desiderio della patria che la fanno diventare interiore, compagna di viaggio di ogni viaggiatore. Rende ogni uomo straniero e ogni straniero un uomo, rende compagna la scissione, ci fa abitare da più di un’anima”.

(Franco Cassano)

 

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