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Elogio dell’indignazione

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di Franco De Luca

 

Questa mia riflessione nasce da una situazione “di fatto” ben precisa e non da uno sfogo tout court. Dico questo perché vorrei ingenerare una partecipazione, una condivisione, se ci riesco.

La situazione da cui parto è quella “ponzese”. Essa ci affascina naturalisticamente, ci commuove sentimentalmente, ci sorregge idealmente, ma ci deprime nella quotidianità. E dunque, accanto a quelle sensazioni veraci occorre coltivare anche il sentimento dell’  i n d i g n a z i o n e. Che è altrettanto pulsante e sanguigna, e purtroppo soffocata. Da cosa? Dalla ristrettezza dell’ ambiente sociale, per cui appare cosa sgradita al compagno di conversazione ricordargli  S E M P R E  che cause del  “disagio”  del vivere a Ponza stanno dell’ ignoranza, nella consuetudine, nella falsa bonomìa.

Nell’ ignoranza perché  – occorre dirlo a chiare lettere –  la consapevolezza politica dei compaesani si limita  a brigare per il proprio orticello. E basta. L’interesse pubblico non è coltivato da nessuno. Nemmeno dagli Amministratori che trattano i grossi problemi con l’ossequio del portaborse. Si prenda ad esempio la questione di Chiaia di luna! Soldi buttati in ossequio a quanto propinato dall’esterno (Regione).

Nella consuetudine per cui sembra peccato per un giovane abiurare la scelta politica del padre: “…Eppoi Ponza è sempre stata di destra!”. Cosicché, nonostante il turbinare delle liste, gli Amministratori sono sempre gli stessi.

Nella falsa bonomìa per cui si tollera che l’Amministratore persegui il suo fine (abusivo) quasi come premio per il suo operare pubblico.

L’ indignazione sovverte questi principi, rompe gli schemi, promuove novità, è liberatoria.

Indignarsi significa dare peso al senso morale. Chi non si indigna ha annullato la sua moralità. Ossia non vuole distinguere fra il bene e il male: tutto può mutarsi nel suo opposto, seguendo le vertigini delle forze esterne.

E invece occorre riappropriarsi della facoltà di scegliere, di decidere, di modificare il futuro.

L’indignazione, affinché il senso morale si riattivi nell’articolarsi della vita sociale, fa a pugni con il sentirsi partecipi di un destino comune?

NO, amare la propria comunità esige che ci si indigni se essa lascia che la pratica amministrativa, quella politica, quella sociale sono chiuse al senso morale.

 

Franco De Luca

 

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