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Commiato a Roberto Coppa

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In tarda serata di ieri 10 luglio,  ho saputo della morte di Roberto Coppa detto “Roberto ‘i Scarrafone”

Egli,  nonostante la sua condizione di disperazione sociale ed economica ed in parte mentale, amava la vita.

Una vita sfortunata da sempre, dalla nascita fino alla fine dei suoi giorni; una vita passata tra grotte e roulotte, tra ospedali ed istituiti.  Fatta di cibi crudi e qualche caritatevole piatto caldo, di digiuni prolungati e  rare  abbuffate.

A modo suo aveva una sua dignità. A volte si comportava male è vero, ma poi ubbidiva e rientrava nel suo borbottare e tra i suoi tic. Non credo abbia fatto mai male a nessuno.

Pochi l’hanno aiutato, pochissimi gli hanno voluto bene, alcuni lo hanno anche maltrattato.

Roberto non aveva più nessuno e ormai non viveva neanche più a Ponza, la sua terra, l’unica cosa che gli era rimasta da amare; e chissà che non ci sia ritornato proprio per morirci, così come il moribondo che  prima di abbandonare questo mondo chiede di toccare con i piedi la terra.

Mi dispiace di non avere una sua foto, in alternativa ho deciso di inserire l’immagine  di un gabbiano, a rappresentare  la libertà; quella libertà di spirito e di azione che egli tanto amava, così come la sua isola che oltretutto tanto invocava quando era costretto a starci  lontano.

Io gli ho voluto bene e speriamo di essere in tanti ad associarci a questo commiato e al rammarico che forse si poteva fare di più: era troppo giovane per morire.

Caro Roberto il paradiso ti attende.

Per la redazione di Ponza racconta

Gennaro  Di Fazio

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