Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

l-07 s1-23 ss-20 82 scansione0005 Il corallo solitario:  Balanophyllia europea

L’ultimo eroe (4)

Condividi questo articolo

di Sandro Russo

 

Leggi qui la prima parte

Leggi qui la seconda parte

Leggi qui la terza parte

 

Ora corrono in un grigio torrente di roccia, con il rumore della risacca che si agita avanti e indietro, sotto di loro. Alla scarsa luce della luna il mondo intorno é senza colore: variazioni di grigio sullo sfondo scuro del mare. La schiuma, giù in basso, é solo una sbavatura più chiara contro gli scogli.

A tratti la roccia é sostituita da un terreno più friabile sotto i piedi; legni e detriti portati del mare. Ci sono dei tratti sabbiosi, ogni tanto, e allora i loro passi rallentano, invischiati da una colla spessa, come quando si corre in un sogno.

C’é vento, tra le rocce di fronte al mare. E pochissimi altri suoni a riempire il mondo: il loro respiro raspante, e un rombo nelle orecchie ad ogni battito del cuore.

Ettore si tocca gli occhi che bruciano, premendoli con le dita per farli riaprire. Ha una ferita ad un piede, che si è procurata correndo scalzo al buio tra le rocce, che sanguina profusamente. Il suo inseguitore è a non più di trenta passi da lui e ormai non ha più senso fuggire.

Si ferma ad attendere che si avvicini ancora, tanto da guardarlo negli occhi.

Tra i suoi pensieri mille domande inespresse.

Ma non ci sono più parole, adesso… Lo capisce dallo sguardo del suo rivale che avanza ancora; una furia cieca che non passa per le vie della ragione. Violenza chimica che travolge e distrugge.

Una grande stanchezza lo prende. Tutto gli sembra lontano, senza significato. Non è solo Achille. Il mondo intero, la vita stessa… Tutti vanno per una strada che non è più la sua…

Achille ruggisce di rabbia e di vendetta…

Ettore non ha parole, né odio né richieste. E’ troppo tardi. La somma di tutte le cose che sono accadute ha portato a quel punto, come se una corrente lo avesse trascinato; troppo forte da contrastare, ormai.

Forse neanche vuole più viverci, in un mondo così…

Si muove sul terreno irregolare; é di fronte al suo antagonista. Si guarda intorno: tronchi, sassi, che nelle sue mani potrebbero diventare armi.

Anche Achille avanza. I suoi occhi rapidissimi registrano in un attimo la figura davanti a lui e il terreno intorno. Valuta le sue possibilità. Da ragazzini, i loro combattimenti finivano sempre pari, perché avevano la stessa forza e le stesse reazioni.

Ora bilancia tra le mani una grande pietra, che scaglia contro l’avversario, stranamente immobile. Lui la schiva e nel frattempo arretra.

Achille lo guarda addentrarsi in una zona d’ombra. Distingue distintamente il crepaccio alle sue spalle, dissimulato nel buio circostante. Due passi… un passo… Immobile, rimane a guardarlo; lo vede indietreggiare ancora, annaspare per un attimo all’indietro e scomparire alla sua vista.

Ettore vede lo spicchio di luna, bianco-verdastro e deformato, precipitare giù, e tutto il mondo rigirarsi. Non c’è dolore.

Da qualche parte vengono stridii di rondini, e una luce abbagliante e la voce di sua madre che chiama

 

Sandro Russo

 

Nota dell’Autore

Questo racconto è un’elaborazione del tema classico di Ettore e Achille dal libro XXII dell’Eneide, con un simile finale, trasposto in un contesto isolano.

Tutti i personaggi sono di fantasia. Nessun riferimento è da fare a persone e/o a fatti reali.

 

[L’ultimo eroe. (4) – Fine]


Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.