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Gran Pavese (2)

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di Isidoro Feola

Per la prima parte leggi qui

 

Ci sono altre versioni sull’origine del termine “Gran Pavese”, tra cui quella che lo fa derivare da un tipo di scudo in uso sulle navi della città di Pavia addirittura sin dal  X° secolo.

Il ‘Vocabolario Marino – Militare’ di padre Guglielmotti (Voghera, 1889) riporta:

Pavese: arma difensiva che si imbraccia come scudo, dipinto con emblemi e colori bizzarri, il cui nome, a parere del Dungacio e del Muratori, viene da Pavia”.

Pavesare: acconciare il bastimento a difesa, con gli ornamenti dei pavesi, cioé degli scudi quadrilunghi e disposti alla maniera di Pavia “.

Pavesata: quel riparo di tavoloni quadrilunghi dipinti come i pavesi. Quella moltitudine di banderuole, messe in lunga filiera sul capo di banda”.

Il ‘Dizionario di Marina del Parilli (Napoli 1866) cita: “Pavese: lunghe strisce di panno di lana dai colori vivaci, con le quali adornavansi i vascelli nelle grandi solennità”.

Pavesi cerati: tele che servono a ricoprire le brande nei tempi umidi e piovosi (ovviamente sulle navi del tempo), in cui le brande erano sistemate nei bastingaggi sui due lati della coperta”.

Il ‘Dizionario di Marina della Regia Accademia d’Italia’, addirittura, ignora il termine “Pavese” e la sua origine, e parla invece di “Gala” ed  indica con l’espressione “Gran gala di bandiere” quello che noi chiamiamo appunto “Gran Pavese” .

Secondo Mario Veronesi il nome di Pavia sarebbe più propriamente collegato ad uno scudo o ad un sistema di difesa anticamente in uso sulle navi, piuttosto che con la gran gala di bandiere che si è detto, e dice ancora.: “…Comunque, nulla ci impedisce di credere che la flotta ducale abbia effettivamente imbandierato le navi al rientro da Pavia  dopo la vittoria riportata sui Veneziani (23/06/1431), ed è interessante notare che tale terminologia sia giunta ai nostri giorni, indicando una gala di bandiere, e non una protezione della nave  o di parte di essa.

 

Riferimento bibliografico: Mario Veronesi in “Lega Navale”, marzo-aprile 2011, pagg. 36-38.

 

Isidoro Feola

 

[Gran Pavese.2 – Fine]


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