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Biografia di un Paese (6)

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di Ernesto Prudente

 

Le Gallerie

I romani aprirono gallerie stradali per superare ostacoli orografici quando l’aggiramento o il valico dei rilievi risultava impossibile.
Ponza è uno degli esempi di condizionamento dovuto alla morfologia del terreno a cui solo le gallerie hanno potuto dare soluzione e, nonostante fossero realizzate nel periodo anteriore alla nascita dell’impero, ancora oggi, hanno la loro insostituibile funzione viaria.
L’accidentata orografia del terreno costituito da voluminosi promontori spinse i romani ad aperture sotterranee anche di una certa consistenza ed entità garantendo una sicura percorribilità per collegare il porto settentrionale, localizzato nella odierna Santa Maria, con la parte centrale dell’isola dove vi era un primitivo porto, insufficiente alle necessità ed alle esigenze che vennero a crearsi.
Di non minore importanza fu la necessità di comunicazione tra il versante orientale e quello occidentale dell’isola, dove vennero create strutture portuali, per garantire un collegamento terrestre con l’approdo di Chiaia di Luna, integrativo ed aggiuntivo alla portualità della costa orientale.
A Ponza vi sono quattro gallerie risalenti tutte al periodo romano.
In un interessante volume sulla viabilità, edito da “L’Erma”, ho trovato scritto che “i romani, pur essendo artefici di tunnel di grande perfezione tecnica, realizzarono tali infrastrutture solamente in casi eccezionali. Le gallerie stradali individuate in Italia sono infatti ben poche numerose (circa una ventina), per lo più concentrate nella zona Flegrea e vesuviana, nonché nell’area a nord di Roma, in presenza di una matrice geologica tufacea facile allo scavo”.
Una prima osservazione, pur non essendo geologo e pur non avendo una educazione culturale in materia, mi nasce spontanea: un lungo tratto della galleria di Chiaia di Luna, lunga 172 m., è stato scavato in una roccia non certamente tufacea ma molto, molto dura e consistente, la riolite.
Le altre tre gallerie ai segni antichi hanno aggiunto quelli moderni con l’incameramento della volta in mattoni e qualche sostegno in muratura nella parti mancanti
Le gallerie di Sant’Antonio, lunga m. 22, e quella di Giancos, lunga m. 25, sono state scavate in rocce tufacee mentre quella di Santa Maria, lunga m. 200, presenta un aspetto di roccia più consistente.
Alle pareti di questa galleria, sia a destra che sinistra, vi sono ritagli di opus reticulatum che dimostrano che la sede stradale di oggi è quella ricavata dai romani. Il traforo di Santa Maria presenta una variazione rispetto a quello tracciato dai romani.
L’ingresso da parte di Giancos non era quello attuale che è stato ricavato negli anni 1924-26, quando si prese in esame la realizzazione di una strada rotabile Ponza – Le Forna. A circa 50 m. dall’ingresso, sul lato destro della strada, vi è una apertura, alta quanto l’altezza della galleria e larga quanto la sede stradale, che da alcuni anni è chiusa da un muretto fatiscente. Quel tronco era l’entrata e l’uscita dalla galleria. Per evitare quella curva ad angolo retto che portava verso il mare, i fautori della sistemazione attuale bucarono la roccia in linea retta e sistemarono la facciata esterna sinistra con un muraglione di contenimento che arriva quasi sopra Giancos.

Ernesto Prudente

Biografia di un Paese (6) continua

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