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Viaggi e disagi

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di Gino Usai

I traghetti e gli aliscafi della Caremar vanno in rovina e i disagi dei ponzesi e dei ventotenesi aumentano sempre più. Qualche giorno fa la nave del mattino partita da Ponza ha impiegato cinque ore per giungere a Formia, perché durante il tragitto un motore è andato in avaria. Per fortuna il mare era calmo, ma passeggeri che dovevano raggiungere l’alta Italia hanno perso le coincidenze dei treni andando incontro a gravi disagi, e così tutti gli altri. Con questo ritmo la prossima estate ne vedremo di belle!

Il futuro della navigazione per le isole minori è incerto, dopo la dismissione di Tirrenia. Ed è incerto soprattutto per le isole Pontine. Non so se ritenerla una buona notizia quella che leggo stamattina sui giornali: riportano il placet del Ministero dello Sviluppo economico alla cessione di Tirrenia alla Compagnia Italiana di Navigazione (CIN), una cordata che riunisce la “Marinvest” di Gianluigi Aponte, la “Grimaldi Lines” di Emanuele Grimaldi e la “Moby Lines” del ponzese Vincenzo Onorato.

Giancarlo D’Andrea, il Commissario della Tirrenia è stato autorizzato ad accettare l’offerta, con la quale è garantita la prosecuzione del servizio marittimo su tutte le rotte coperte dalle convenzioni con il ministero e il mantenimento di tutta l’occupazione attualmente impiegata dalla Tirrenia.

Ma le cose non sembra che siano concluse e definite. Alberto Quarati del “Secolo XIX” di Genova in data 22 maggio riporta un’interessante intervista a Vincenzo Onorato quando era ancora incerta l’acquisizione di Tirrenia: “Onorato, numero uno di Moby Lines, spiega che «al momento tutte le ipotesi sono aperte». Ma aggiunge: «Se ci ritirassimo dalla gara e Tirrenia fallisse, noi ci troveremmo su un piatto d’argento il mercato della Tirrenia e le sue rotte senza un esborso di 380 milioni di euro, ma con 2.400 famiglie nel napoletano senza sostentamento. Ci siamo impegnati a salvare contratti, occupazione e collegamenti». E sul caro traghetto aggiunge: «Siamo solamente vassalli del prezzo del carburante: una grande nave della Moby consuma, in un’ora di navigazione, 8.500 litri di carburante, pari a 4.000/4.500 euro, più dello stipendio mensile di un ufficiale di bordo . Siamo solidali con le problematiche della Regione ma siamo succubi del vero cartello determinato dalle compagnie petrolifere».

Ci fa molto piacere la sensibilità e l’attenzione di Vincenzo circa la sorte dei lavoratori del settore. Lo conosciamo come persona competente, onesta e generosa, ma restiamo perplessi e preoccupati per il futuro della navigazione nelle nostre isole. Confidiamo molto nel futuro e nell’impiego di nuove energie, ma ci auguriamo che le nostre isole e tutta la navigazione ne traggano vantaggio e beneficio e che i costi non ricadano sui poveri utenti.

Restiamo fiduciosi per il futuro. Una fiducia che nasce anche dalla constatazione che peggio di così non si può andare.

 Gino Usai

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