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Da Ponza alla Sardegna. Arbatax e San Silverio

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di Lino Catello Pagano

Partirono da Ponza negli anni tra il 1934 e il 1938  con le loro barche cariche di nasse e masserizie. Partirono a gruppi di 2-3 barche alla volta, per andare a pesca di aragoste, ed arrivarono ad Olbia, Arbatax e Golfo Aranci.

Messe le radici, fecero arrivare i familiari rimasti in attesa a Ponza. Come un polipo stende i suoi tentacoli, i nostri pescatori si spostavano lungo la costa come i tentacoli del polpo – la costa sarda rassomigliava alla nostra – finché non hanno trovato quello che poteva rassomigliare alla loro isola. Ponza dei Vitello, dei D’Arco, dei Conte, dei Mazzella, è diventata Arbatax, e  Golfo Aranci, e tutti gli altri posti dove svetta la statua di San Silverio, il vessillo della Ponzesità.

Come succede a Ponza tutti gli anni il 20 giugno si festeggia il nostro Santo Patrono con i botti della Diana, la Santa Messa e poi la processione. Tutto uguale ad Arbatax la devozione del Santo non ha limiti; i pescatori in quel giorno lasciano tutto quello che hanno da fare per dedicare la giornata a San Silverio, con canti e con la processione per le vie di Arbatax, così pure a Golfo Aranci, a Olbia.

Anche qui ad Arbatax arrivarono con l’immagine di San Silverio, che fu fatto scendere per primo su quel suolo vergine. La prima cosa che fecero, fu costruire una piccola chiesetta, per dare una sistemazione stabile al Santo e un punto di riferimento agli stessi pescatori.

Iniziarono con il vessillo di San Silverio. Ogni anno è sorteggiata la famiglia che terrà in custodia il vessillo per tutto l’anno. Dopo la processione viene fatto il sorteggio tra le famiglie ed è un onore per chi ha in affidamento il vessillo per tutto l’anno.

La chiesa sorge nella penisoletta di Punta di li Francesi, non distante dal nuraghe di Li Brocchi e dall’abitazione dell’antico stazzo, dove visse gli ultimi anni della sua vita il grande poeta dialettale Ghjaseppa di Scanu (1850-1940). Il sito è facilmente raggiungibile tramite una stradina, realizzata da poco tempo, che va a terminare in un largo spiazzo in prossimità dell’antico stazzo; la chiesa è a poche centinaia di metri.

L’edificio sacro si affaccia sulla scogliera, da dove è possibile ammirare un lungo tratto della costa di Aglientu: la torre di Vignola e la relativa spiaggia, fino a Monti Russu e Capo Testa. Costruito in granito locale; ha un’aria rustica ma, nel complesso, è ben curato. Il piccolo interno, abbastanza ordinato, è dominato dalla statua che raffigura il “Santo dei ponzesi”. In bella evidenza, su una parete, vi è una vecchia foto in bianco e nero che ritrae i coniugi Antonio Peru (Antoni di Peru) e Rosa Mannoni (Rosa Piara) che, nel 1938, donando il terreno, permisero l’erezione della chiesetta, interpretando la volontà comune dei pastori locali e, soprattutto, dei pescatori di Ponza. Questi venivano per la stagione di pesca all’aragosta, attestandosi in piccoli nuclei lungo la costa, da Isola Rossa a Santa Teresa di Gallura. Arrivavano da Ponza ai primi di marzo, assieme alle loro barchette a remi, caricate su velieri-vivai di aragoste, e vi rimanevano fino ai primi di ottobre. I crostacei, pescati in abbondanza, erano conservati vivi in grandi ‘nassoni’ tenuti in acqua, zavorrati con pietre. Il veliero con il quale erano arrivati in Sardegna, andava avanti e indietro, trasportando le aragoste pescate, verso i porti di Marsiglia o di Barcellona, dove c’erano fiorenti mercati.

La festa si celebra la domenica più vicina al 20 giugno, con larga partecipazione di locali e forestieri.

 

Lino Catello Pagano

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