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Passioni botaniche ponzesi. 3. Le ginestre

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Precedenti trattazioni su “Passioni botaniche ponzesi”: per le fresie (1), del 1° Marzo 2011, leggi qui ;

per le fave (2), del 25 Marzo 2011, leggi qui

di Sandro Russo

 

Foss’anche solo in onore del frontespizio di questo sito dovremmo prendere in considerazione le ginestre come un’altra pianta benemerita di Ponza e amata dai ponzesi.

In effetti da marzo a giugno l’isola è di colore giallo per l’avvicendarsi di fioriture di diverse specie, tutte genericamente indicate come ‘ginestre’. Andiamo a vederle nello specifico e distinguiamo anche quelle che ‘sembrano’ ma non sono ginestre.

Tutte ‘le ginestre’ sono leguminose (Famiglia Leguminosae o Fabaceae), anche se, nell’ambito della tribù Genistae, i generi di riferimento sono quattro (Genista, Spartium, Cytisus Ulex), con numerosissime specie e varietà.

Forse la specie più tipica e famosa tra i ponzesi è quella che fiorisce per prima:
U’ ’uastaccètt’ (anche nota come Genista ephedroides, o G. aetnensis o ginestra dell’Etna). Fiorisce – su branche fiorali piuttosto esili – in macchie compatte di colore, su un tronco legnoso e ritorto che raggiunge facilmente i 2-2,5 metri d’altezza; sicuro riparo dal sole e da sguardi indiscreti, per cose innominabili o anche nominabili: come u’ Pascòne, sott’i ’uastaccètt’ abbasci’u’ffien’, quando la Pasqua viene presto.

Spartium Junceum è la più classica delle ginestre (anche detta ginestra odorosa o ginestra di Spagna (Spartium junceum L.) – [tutte le volte che dopo il nome scientifico della pianta, si trova la “L.”, si intende ‘Linnei’, ovvero della classificazione di Linneo – N.d.R.].

A Ponza, ’a ianesta, tenuta a bagno per un certo tempo, è usata per legare le viti. Ed è questo l’uso storico della pianta, alla base della sua denominazione. In effetti il nome Spartium junceum deriva dal greco sparton, il cui significato è corda, per l’utilizzo che si faceva appunto dei suoi rami, e junceum (dal latino, per congiungere) è un rafforzativo.

Ma da ‘spartium’ deriva anche il nome farmacologico della ‘sparteina’, un alcaloide contenuto nei semi e fiori della pianta. Infatti tutta la pianta è tossica per ingestione di semi, foglie e  fiori. Nella passata esperienza dell’Autore di queste note presso il Centro Antiveleni, risulta un certo numero di casi di intossicazione conseguiti alla sconsiderata pubblicazione, da parte di una rivista femminile, di una bizzarra ricetta ‘creativa’ di un riso colorato di giallo ‘alla ginestra’ (!).

Cytisus. Comunemente ‘ginestre’ sono denominate anche le piante del genere Cytisus, di cui la più nota é Cytisus scoparius. Il nome specifico si riferisce all’antico uso di rustica scopa adatta alla pulizia dei forni da pane, che veniva fatto dei suoi rami flessibili e difficilmente infiammabili. Per la stessa caratteristica di scarsa infiammabilità, i suoi rami venivano posti sulla sommità delle carbonaie, per consentire alle cataste di legna, circondata dalla terra, di bruciare lentamente e trasformarsi in carbone. Inoltre sempre i carbonai usavano i suoi rami per costruire il tetto delle loro capanne, nei boschi dove lavoravano, nel periodo estivo. Il nome comune di ‘ginestra dei carbonai’ deriva da questi due ultimi impieghi.

Non mi risulta che questa ‘ginestra’ sia spontanea o presente a Ponza, ma potrebbero esserlo, specie nei giardini dei ‘forestieri’, uno dei numerosi ibridi da fiore, coloratissimi, acquistabili per pochi euro in qualunque vivaio e di grande effetto scenico.

Neanche Ulex spinosus o ginestra spinosa (Calycotome spinosa o C. infesta) sembra originaria o da tempo endemica a Ponza.

Secondo Giovanni (’i G.M.) è stata introdotta in tempi relativamente recenti in funzione di barriera per proteggere le proprietà. A dannazione – dice lui – dei cacciatori, che se ne possono districare solo a prezzo di sanguinosi ‘corpo-a-corpo’. Un ambientalista dalla parte degli uccelli potrebbe ipotizzare anche uno ‘sfregio’ defecatorio da parte dei volatili – impossibilitati a qualunque altra paritaria ritorsione ai danni dei sedicenti cultori della ‘caccia sportiva’ (tutto meno che  sportiva, in realtà!). E’ noto infatti che una delle possibilità di riproduzione delle piante è la propagazione dei semi mangiati dagli uccelli, che attraversano indenni il loro intestino, mantenendo la capacità germinativa.

Infine una pianta impropriamente considerata tra le ginestre, piuttosto diffusa a Ponza, ma appartenente a tutt’altro genere. Le foto si riferiscono all’anfiteatro vista mare, a sinistra sulla salita che sale al Cimitero.

Si tratta di Medicago arborea che non è una ginestra sebbene anch’essa della Famiglia delle Leguminosae – come seme ha sempre un legume, o baccello, anche se di forma particolare, quasi circolare (vedi particolare foto) – imparentata piuttosto con il trifoglio; infatti è la versione arborea dell’erba medica.

 

Ma tutta l’isola in queste settimane “primo vere”  – cioè, letteralmente “all’inizio della primavera” – è addobbata di giallo…

Sarebbe interessante allora una ricerca botanica ‘per colore’…

Servono volontari: chi vuole esercitarsi sul blu?

 

Sandro Russo

 

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