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Così lontano, così vicino

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di Silverio Tomeo

Per alimentare un dibattito di fondo sui destini dell’isola, la sua gestione amministrativa, la sua immagine, il suo declino negli anni, la mutazione antropologica in atto nella sua piccola comunità residente, le sue speranze di futuro, affronto solo poche questioni.

La crisi della politica

E’ una crisi di sistema e di democrazia, quindi prescinde in parte da questa o quella amministrazione, è una crisi che dura negli anni, si nutre di populismo, nella demolizione della Costituzione formale, rischia di farci fuoriuscire dal quadro repubblicano e dallo stesso  contraddittorio processo europeo di democrazia sovranazionale. Come è difficile oggi da immaginare che nella temperie dell’agosto del 1941, al confino di Ventotene, venne scritto il manifesto per una nuova Europa libera e unita! La crisi della politica porta oggi alla deriva delle culture politiche, a una dialettica malata tra blocchi sociali e tra coalizioni politiche. Conduce in molti piccoli centri a una dialettica indecifrabile di fazionismo civico agguerrito, senza progetti e visioni, e questa malattia della politica mi sembra grave anche a Ponza, per quello che so e per quanto vedo dagli interventi. Non è che in un certo passaggio storico avvenne un corto-circuito tra interessi della piccola imprenditoria turistica e commerciale e la politica amministrativa che dovrebbe tutelare il bene comune?

La società civile

Esiste, in embrione o strutturata, una società civile sull’isola? Credo proprio di sì, a giudicare dalle associazioni ambientaliste, culturali, giovanili e spero anche di reti sociali. Alexis de Toqueville  chiamava “associazioni indipendenti” questi corpi intermedi associativi, già nel suo scritto sulla democrazia in America. Delle annose elaborazioni sul tema, non vedo ancora nulla di meglio della tematizzazione che ne fece Norberto Bobbio in “Stato, governo, società”, per Einaudi. Società civile è associazionismo, autonomia dalle istituzioni e dal clientelismo, e anche dalla forma partitica, auto-organizzazione, cittadinanza attiva, partecipazione. Senza una società civile consistente non si va da nessuna parte, e non saranno altri ambiti e agenzie a supplirne la carenza o la passività. I totalitarismi prima colonizzavano e poi distruggevano la società civile. Senza la società civile e uno spazio pubblico plurale non esiste il governo democratico della polis, né la politica come agire collettivo.

I beni comuni

Non sono semplicemente i beni pubblici che tra l’altro vengono sempre più privatizzati, in nome di un neoliberismo che non tollera regole. I beni comuni sono quelli tramandatici e da tramandare, la vivibilità, la riproducibilità, la riconoscibilità dei paesaggi. L’aria, l’acqua, l’accesso alla terra e al mare, le risorse ambientali, per esempio. Battersi per la difesa e la valorizzazione dei beni comuni è ritenuto quasi folle dal pensiero unico dominante, invece è ragionevole, come afferma il sociologo Franco Cassano, divenuto suo malgrado l’intellettuale di riferimento della cosiddetta “primavera pugliese”. Chi parte dall’assunto che abbiamo un mondo in comune “non considera gli altri come degli usurpatori, non ammassa nemici ai confini dell’impero, ma cerca di parlare, di negoziare” (“Homo civicus. La ragionevole follia dei beni comuni”, Dedalo 2004). La legalità, il microclima democratico in paese, la trasparenza, l’informazione, l’istruzione, l’accesso alla cultura, l’etica pubblica, possono essere altrettanti beni comuni. Il futuro non è nel populismo, nell’affarismo di pochi, nel disastro ambientale continuato, nella privatizzazione e mercificazione di ogni cosa, nel disprezzo malcelato della cultura, nella volgarità mutuata dai reality televisivi.

Le energie intellettuali, le energie fresche della gioventù non rassegnata, l’esperienza maturata in loco nelle buone pratiche, non dovrebbero mancare, e da lì bisognerà ripartire per un processo democratico, per l’attivarsi nella sfera pubblica delle nuove generazioni, per non accettare subendole brutture varie, arroganze mascherate da bonomia, menefreghismi e idiotismi linguistici e morali, giustificazionismi dello status quo. Attivazione della cittadinanza attiva, difesa dei beni comuni, risposta  alla crisi della politica, possono aiutare chi ha la responsabilità dell’isola e del suo futuro che sta bene a cuore anche a chi è “così lontano, così vicino!”, citando un film di Wim Wenders del 1993.

Silverio Tomeo

 

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