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Una Storia incompiuta

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di Vincenzo Ambrosino

La nostra generazione è stata partorita nell’isola negli anni ’50 e ha avuto la fortuna di vivere un’infanzia meravigliosa. Educata da uomini e donne che conoscevano la fame, la guerra e la fatica; in famiglie dove chiara e netta era la divisione dei ruoli e delle responsabilità: la nostra generazione è venuta su con poche chiacchiere.

Questa generazione ha conosciuto l’isola fattoria dove il lavoro era organizzato e si sviluppava con ordine, la vita si adattava al naturale divenire delle quattro stagioni,le istituzioni imponevano la loro guida in modo paternalistico.

La civiltà, intesa come servizi al cittadino, era ancora da venire, solo alcune famiglie avevano, per esempio l’acqua corrente, la televisione era un lusso. Una vita semplice, isolata dal progresso ma dignitosa e onesta. I nostri genitori, avevano però capito che lo studio poteva dare ai propri figli un destino migliore del loro.

La nostra generazione ha avuto l’opportunità di studiare.

La passione politica è stata per la nostra generazione un motivo di vita, intorno ad essa si sono plasmati: sogni, amicizie, amori, progetti.

L’isola era la musa ispiratrice, era il collante di vite: disperse, lontane, differenti perché differenti erano le esperienze continentali; l’isola era un punto di riferimento, un “tesoro” da custodire, da proteggere, di cui essere fieri e felici nel farne ritorno.

La nostra generazione diventa “maggiorenne” negli anni settanta.

Comincia a porsi i problemi sociali ed economici dell’isola e lo fa in termini di rottura; con un linguaggio e una azione fortemente ideologizzati.

Nasce l’esperienza del Circolo culturale Verneau un ritrovo di giovani che giocano, si divertono, discutono, fanno teatro, fanno musica, fanno politica. Convivono in armonia persone culturalmente diverse, come il gruppo musicale dei “Vuoto a Perdere” che rappresentavano “l’effimero”, passando attraverso tutte le esperienze politiche di sinistra, fino a trovare la serietà dogmatica di alcuni militanti di Lotta Comunista. Un punto di riferimento era Mario Balzano. Ma c’erano anche tanti giovani e ragazzi che semplicemente trovavano i loro spazi e piacevoli passatempi, senza dover pagare biglietti o prendere tessere.

Nasce, successivamente l’esperienza di “Punto Rosso”. Un giornalino che ci univa all’isola malgrado la lontananza per motivi di studio. Ma per noi diventa anche “una palestra per emancipare teorie e convinzioni politiche apprese altrove”.

La nostra generazione contribuisce ad abbattere il padre padrone dell’isola (il medico e sindaco Sandolo) partecipando a manifestazioni, denunciando con servizi fotografici (a Ponza non c’erano le scuole, il poliambulatorio, la rete idrica e fognaria, ecc.), l’assenza di strutture che sono alla base della convivenza civile. C’è il problema ambientale prodotto dalla Samip; c’è il problema dell’insicurezza del porto.

L’isola in quegli anni, è sempre la musa ispiratrice, ma adesso ispira, nella nostra generazione, l’applicazione di teorie politiche apprese e che si apprenderanno nel corso del tempo.

1975 è l’anno del riscatto, vince le elezioni Alleanza Democratica: una coalizione di tutti i partiti tranne la DC, con Mario Vitiello Sindaco e vice-Sindaco Lamonica.

Gli isolani diventano protagonisti del loro destino. Si respira aria di cambiamento, di sviluppo e di emancipazione.

Per la maggior parte dei ponzesi questa vittoria è un passaggio naturale di consegne da padre in figlio, un rinnovamento della classe dirigente, si cambia nella continuità culturale: per noi il cambiamento reale non poteva avvenire se non attraverso una discontinuità. Non a caso veniamo definiti un “ Covo di estremisti!”

Nascono le autonomie locali: Provincia e Regione.

Diventa protagonista Gabriele Panizzi.

1978. Si progetta il piano regolatore, uno strumento urbanistico che programma con equilibrio: sviluppo edilizio nel rispetto della risorsa ambientale.

Si chiude la miniera.

Il collante che lega gli uomini di Alleanza Democratica si scioglie, con la scomparsa politica del “nemico comune” Sandolo: prevalgono gli individualismi.

1980. Vince le elezioni la DC rinnovata: Sindaco Francesco Ferraiuolo, vice-Sindaco Giuseppe Tricoli

1982. Legge Regionale per le isole ‘pontine’ promotore assoluto Gabriele Panizzi: la regione finanzia lo sviluppo sociale ed economico delle isole attraverso la risoluzione di tutta una serie di problemi strutturali.

Nel nostro gruppo cominciano le divisioni: chi va al PCI, chi rimane indipendente vicino al PCI, chi va nel PSI.

I Socialisti prospettavano soluzioni ai problemi, attraverso l’impegno (in termini di spesa, di idee, di guida) della Regione Lazio, i comunisti invece presentavano una legge nazionale: “Vertenza Isole Minori”.

1985. Panizzi pensa di costituire una lista politica DC-PSI: per dare continuità all’azione amministrativa locale e proseguire con più forza a sviluppare il programma sancito nella legge regionale. I due partiti si uniscono ma perdono le elezioni (va ricordato, anche perché non c’è più, la vittima sacrificale di quell’accordo, Luciano Gazzotti).

Vince, una lista civica Uniti per Ponza, costituita da PCI–Indipendenti di Sinistra: Lamonica Sindaco, vice Sindaco Antonio Balzano.

Molti della nostra generazione vanno al potere (oltre ad A. Balzano, B. Usai, G. Di Fazio, S. Schiano…)

Dal punto di vista della qualità culturale e politica la compagine che si presenta è di notevole spessore.

C’è grande entusiasmo. Gli assessori conoscono i problemi, ma soprattutto provano, per la prima volta, ad organizzare la società per dare qualità all’offerta turistica e amministrativa.

Il motto amministrativo diventa: “Non si ha sviluppo senza una dialettica organizzata tra amministrazione e categorie commerciali”. Bisognava per questo organizzare le categorie economiche e sociali dei cittadini. L’immagine, l’estetica, la trasparenza nelle regole amministrative sono tutti retaggi di una cultura politica della nostra generazione.

Il Sindaco Lamonica è un moderato, rallenta le fughe in avanti; il vice-Sindaco è un pragmatico, pensa e comincia a lavorare sul “Progetto ponza” per dare uno sviluppo alla zona ex SAMIP.

Non si ha il tempo di fare che c’è la crisi: 1987.

Crisi evitabile? Crisi per motivi morali? Crisi per mancanza di esperienza?

Arriva il Commissario Prefettizio.

Quella crisi sancirà “l’inizio della fine” del protagonismo sul piano politico ideale che la nostra generazione ha nei confronti dell’isola. Il filo politico culturale che legava la nostra generazione si spezza. In alcuni la disillusione porterà a rifugiarsi nel privato; in altri, a sperimentare individualmente strade ambiziose; altri ancora, genereranno un antagonismo fine a se stesso.

1988. Vince la DC; diventa Sindaco Ferraiuolo, ma quella Lista è caratterizzata dalla presenza di un senatore della Repubblica: Guido Bernardi.

La cultura amministrativa e politica cambia, non è più la risoluzione dei problemi della gente a interessare la politica, ma gli interessi che ci sono intorno alla risoluzione di questi problemi. In Regione si costituisce il Consorzio Isole Pontine.

Il Senatore Bernardi a Ponza promuove il cosiddetto progetto Castalia; se lo fa finanziare dalla Comunità Europea, media con la Regione per entrare nel consorzio.

Si muovono a Ponza, in quel periodo, una marea di persone, oltre ai progettisti della Castalia che prospettano nello studio uno sviluppo economico compatibile con le risorse ambientali; anche l’Iside che studia la fattibilità di un Parco marino. Ma poi si formano associazioni esterne “Amici di Ponza” a sostegno dei progetti; si fanno sperimentazioni di acqua-coltura a Cala Feola, per (si dice) il ripopolamento ittico; si costituiscono cooperative di pescatori.

Per la nostra generazione: diventano protagonisti i giovani della sezione del PSI ( V. Ambrosino, A. De Luca……

Leggono i progetti, li ritengono un utile strumento per il cambiamento; condividono la scelta di progettare il futuro nel rispetto della valorizzazione e protezione ambientale. Sono pronti a collaborare con il Sindaco Ferraiuolo, sono pronti a dividere l’isola tra progressisti e conservatori, che, tra l’altro, si stavano già organizzando. Ma, una volta appurato che gli amministratori passivamente accettavano, la “regia esterna”, decidono di fare un’opposizione dura tra la gente: ogni giorno un manifesto o un articolo sul giornale, o una riunione con i cittadini.

In una manifestazione organizzata alle Forna presso il ristorante Miramare dall’Amministrazione DC per fermare, i “provocatori socialisti”, c’è tutta la nomenclatura: dal Sindaco, ai progettisti, agli uomini del Ministero. Dopo poche battute che condannavano gli “estremisti”, la gente si rende conto che tutto ciò che quei “provocatori” dicevano era la verità. La gente comincia ad urlare e decreta la sconfitta di quella Amministrazione.

Si organizza un comitato di cittadini. Il punto di riferimento è Luciano Gazzotti, intorno a lui e al Comitato cresce il consenso. In estenuanti riunioni si dibattono i problemi e si sviluppa un programma.

Tutti possono partecipare tranne i giovani del PSI: sono ambientalisti!

Nel frattempo è cambiata la legge: il Sindaco viene eletto direttamente dai cittadini. Il capolista quindi è anche il Sindaco. Il potere del Sindaco diventerà enorme.

Gli organizzatori del Comitato elaborano il programma ma non si preoccupano della cosa più importante: chi dovrà essere il capolista e quindi il Sindaco.

Alla fine si improvvisano primarie che decreteranno il capolista: Antonio Balzano.

1993 vince le elezioni la Lista civica Insieme per Ponza capeggiata da Antonio Balzano.

Tangentopoli cancella il PSI e la DC.

Inizia l’era di Antonio Balzano rappresentante della nostra generazione.

Se nel 1993 lo portano alla vittoria altri  e vince per pochi voti, nel 1997 vince le elezioni da solo.

Antonio Balzano dimostra di avere grandi consensi, ma manifesta palesemente una metamorfosi culturale che non fa parte del bagaglio “intellettuale” della nostra generazione; una visione della politica Machiavellica: il fine giustifica i mezzi!

E qui, il personaggio diventa emblematico: il fine è il Progetto, ma quale Progetto? Il mezzo è l’autoritarismo? La mancanza di trasparenza, di confronto: di democrazia?

Analizziamo l’azione di Antonio vestendo i panni dei simpatizzanti.

Antonio Balzano credeva fermamente che il progresso economico dell’isola passasse attraverso il risanamento e lo sviluppo della zona mineraria ex-Samip.

Quindi acquisizione dell’area, presentazione di un progetto e ricerca dei finanziamenti.

Riequilibrare quindi l’afflusso turistico, per distribuirlo su tutto il territorio isolano, incrementare l’offerta turistica isolana, sviluppando in detta zona un porto turistico e aree attrezzate…

Questa visione, non palesemente esternata, si è sviluppata in un arco di tempo molto ampio: dal 1985 al 1987 per poi proseguire ininterrottamente dal 1993 al 2001. Evidentemente, è mancata, nel Sindaco, diciamo “la capacità persuasiva” di trovare interlocutori che condividevano e finanziavano questi progetti.

Come l’intuizione della società SeGePo dimostra una presa di coscienza della realtà isolana e amministrativa: dare lavoro e rendere più veloce la procedura degli appalti ma, l’epilogo di quella storia (crisi economica, incompatibilità ecc.) hanno messo in luce una volontà accentratrice non giustificabile.

Come l’acquisto della villa delle Tortore, (finalmente ci si appropria di un pezzo di territorio) ma poi non si riempie l’azione di acquisto con contenuti progettuali seri, che la tramutino da un’occasione colta ad un vero investimento per l’isola.

In quest’ottica vanno inseriti i vari ricorsi contro la perdita dell’immobile demaniale e la riserva marina.

Queste azioni dimostrano una logica chiara: il territorio isolano va mantenuto ai cittadini.

Ma la maggior parte dei cittadini, (non più i simpatizzanti ora) vede che: sulla Samip non si fa un passo avanti, che si respingono i fondi per la condotta idrica del Circeo (con atteggiamenti e parole di altri tempi), che la SeGePo crea buchi, ma soprattutto per quanto riguarda il nostro discorso generazionale: c’è un grosso problema di democrazia.

Elezioni 2001. Antonio Balzano sceglie come suo successore il fratello Mario; vince di misura ancora Insieme per Ponza capeggiata questa volta da Mario Balzano vice Sindaco Rosario Porzio.

Questa amministrazione andrà in crisi, perché le incompatibilità di Antonio sono troppo palesi, Ernesto decide di opporsi e mette fine alla dinastia Balzano.

Quando all’inizio ho parlato del circolo Vernau, non a caso, ho ricordato solo Mario definendolo un punto di riferimento per noi che eravamo adolescenti. Voglio ricordarlo con le sue stesse parole (da Sindaco) che analizzano alcune problematiche amministrative:

“Sull’arredo urbano il mio parere è che questo sia un argomento delicatissimo che attiene alla cultura ed al vivere civile. Alla cultura perché è espressione del senso estetico dei compaesani, e del vivere civile, perché un arredo urbano congruo rappresenta tra l’altro la cartina di tornasole di un consesso civile quantomeno piacevole, se non si vuole addirittura pensare a cose più importanti… (…) Non vi sto a spiegare quello che già sapete e cioè che la bellissima Ponza ha un arredo che fa schifo. Troppi fili elettrici che tagliano in maniera incongrua…, troppa plastica negli infissi, troppi giardini, cortili utilizzati come discariche personali, troppe brutte sedie di plastica (…) …Ecco, rispetto a questo argomento ci può essere una soluzione dall’alto, quella delle ordinanze che rischiano però di diventare grida manzoniane, e di non risolvere il problema, oppure con l’opinione pubblica educata da chi tra di noi ha più frequentato per indole o per studi, l’idea estetica e della tolleranza. L’altro argomento squisitamente politico e di filosofia politica è il seguente: c’è ormai una diffusa opinione tra gli intellettuali e soprattutto tra quelli che più di altri si definiscono di sinistra, che il segreto di un’Amministrazione è la volontà politica delle prospettive a lungo termine, una strategia ambiziosa ed un programma molto rigoroso cui attenersi. Sono idee teoricamente molto valide, che io, che noi condividiamo, ma che rischiano di assimilare la pratica alla teoria in un’ottica hegeliana, idealistica quindi, in cui tutto ciò che è razionale diventa reale… Vorrei ricordare a tutti pertanto che impostato un programma, questo ha poi vita non tanto per la volontà di mantenerlo quanto per la possibilità di essere finanziato e che pertanto nel corso pratico di un’Amministrazione esso è costretto a volte a discostarsi da quella che è stata l’idea iniziale”.

 

Qui mi fermo! Questa sintesi di 35 anni di vita impostata a seguire tracce, di un percorso di vita e di impegno politico portato avanti dalla nostra generazione è iniziata con Mario e finita con Mario. Avrete notato, spero, che la mia analisi non è assolutamente polemica anzi mette in risalto non le azioni che possono essere anche sbagliate, ma il pensiero che le ha determinate sia al governo che all’opposizione in questo paese.

 

Abbiamo fallito? La nostra generazione ha fallito?

Quello che la nostra esperienza ha insegnato è che certamente lo studio è un valore, la cultura politica è un valore, la democrazia è un valore.

Per governare ci vuole il consenso della gente ma non basta: ci vuole un progetto, degli uomini e dei mezzi finanziari.

 

Vincenzo Ambrosino

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