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Il vino del Fieno

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di Emanuele Vittorio e Luciana Sabino

Punta Fieno è una delle poche località ancora incontaminate dell’isola di Ponza. Il difficile accesso via terra (40 minuti a piedi lungo una mulattiera in piena macchia mediterranea) un inesistente approdo via mare, che consiste nel saltare dalla barca sugli scogli, hanno preservato questo posto dal turismo di massa. I vecchi contadini ponzesi vi si recavano ogni mattina all’alba, per coltivare i vigneti, ma oggi sono rimasti veramente in pochi: Luigino, Giustino, zio Aniello e Liberato. A questo esiguo drappello si è aggiunto Emanuele Vittorio, odontoiatra napoletano, figlio di Civita Migliaccio, ma soprattutto nipote di Benedetto Migliaccio, uno dei capostipiti del Fieno.

Quando Carlo di Borbone, colonizzatore dell’isola, nel 1734 assegnò ‘in enfiteusi perpetua’ alla famiglia Migliaccio, originaria di Ischia, tutta la zona del Fieno, questi vi impiantarono i vitigni tipici della loro isola di origine (Biancolella, Per’ ’e palummo, Guarnaccia, Aglianico e Forastera). Benedetto Migliaccio, quindi, aveva ereditato dal padre Pasquale  vigneti e cellai scavati nel tufo, dove ‘ndi palemiént’ (vasche scavate nella roccia) l’uva veniva schiacciata con i piedi, e poi pressata con l’antico sistema della ‘pietra-torcia’ (ovvero una pietra usata in funzione di torchio – Su questo stesso sito, leggi qui).

Ma dopo la morte del nonno Benedetto, gli sterpi avevano incominciato ad invadere i vigneti, e i’ parracine (i muri a secco) cominciavano inesorabilmente a crollare. Fu così che Emanuele decise di recuperare le antiche vigne e con l’aiuto di Liberato cominciò a bruciare gli sterpi, a ricostruire le parracine, a recuperare i vigneti.

Emanuele e Liberato lavorarono appassionatamente, per riportare il Fieno agli antichi splendori, ma… la strada verso il buon vino era appena iniziata! Così il terzetto si completò con l’enologo  Maurizio de Simone, che si fece conquistare anche lui dalla magia del Fieno, dedicando tutto il suo entusiasmo e la sua competenza a questo progetto. Da esso nasce un vino bianco profumato e fragrante, con una spiccata mineralità che solo le vigne allevate su roccia e battute da brezza marina trasmettono come carattere unico ed inimitabile.

Emanuele Vittorio e Luciana Sabino

 

 

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