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Il Fieno (2)

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di Antonio De Luca

 

Per ‘Il Fieno’ prima parte: leggi qui

 

Fino a  circa 20 anni fa il Fieno si poteva vedere e godere in tutta la sua bellissima morfologia terrazzata di muri a secco e vigneti. Oggi gran parte dei vigneti non è più coltivata e quelli resistenti si possono far risalire al lavoro dei primi coloni, quindi a circa 250 anni fa.

La vigna del Fieno oggi è sicuramente caratterizzata dal suo terreno, dal suo microclima, dall’esposizione al sole, dal condizionamento del mare e delle brezze.

La produzione del vino era ed è difficile da quantificare. Le testimonianze parlano di grossi quantitativi di rosso ma anche di bianco e di uno spumante dolce fatto di uva rossa messa ad appassire al sole, pigiata e filtrata attraverso panni di lino.

Le caratteristiche del vino erano quelle di adesso fino a qualche anno fa; oggi le nuove tecnologie stanno portando a risultati qualitativi diversi, mantenendo comunque i valori caratteristici della vigna e del territorio. Le vigne dopo due secoli si sono adattate all’ambiente, con caratteri unici legati alla zona in cui sono cresciute.

Riguardo alla storia del vino di Ponza, la letteratura ci viene in aiuto in quanto molti autori del ‘Grand tour’ e viaggiatori destinati a Capri ed Ischia, passando per le  isole Ponziane ebbero modo di degustare il vino del Fieno e lo descrissero come un vino dalle stesse caratteristiche di quello delle isole Flegree: l’asprezza e l’acidulo propri dei vini fatti  artigianalmente in presenza del mare e dalla problematiche che da esso derivano.

Le vendemmie al Fieno erano e sono più precoci rispetto al resto dell’isola in quanto l’insolazione è di maggiore intensità e durata e di conseguenza la maturazione degli zuccheri e delle bucce avviene prima; anche il terreno scarso su una roccia basaltica e i venti da sud sono elementi che hanno caratterizzato nel corso del tempo i vigneti del Fieno.

Le uve venivano trasportate a spalla su per i terrazzamenti, qualche volta con gli asini, fino alle vasche di pietra dette palemiént’ dove venivano pigiate con i piedi e messe a macerare per alcuni giorni; il mosto veniva poi trasferito per caduta nelle vasche sottostanti e le vinacce pressate con un torchio di legno che comprendeva un palo di legno  che faceva da leva con un grosso masso.

Il mosto veniva quindi messo nelle botti: si trattava di un vino non trattato quindi di breve durata anche se spesso, una volta  in bottiglia, si poteva consumare per qualche anno senza perdere le sue caratteristiche.

La torchiatura veniva messa a parte nelle damigiane dove spesso veniva mischiata ad acqua e data da bere ai lavoratori durante i lavori invernali: si trattava della cosiddetta “saccapanna”, un vino molto leggero, ma che dissetava e asciugava il sudore, come raccontano ancora gli ultimi contadini.

Oggi anche nei vini d’Ischia si possono riscontrare similitudini con il vino del Fieno, così come per i vini della costiera amalfitana e della pianura vesuviana.

Mi permetto di egnalare che anche in alcune cantine del Portogallo atlantico, del Cile e della Slovenia, della Spagna  atlantica o della Francia mediterranea, ospite di amici, ho trovato vini molto simili al vino del Fieno.

 

La flora

Al Fieno è presente gran parte della macchia mediterranea, naturalmente spontanea e soprattutto condizionata dal suo microclima, dalla presenza dei venti dominanti durante l’inverno e dalle ore d’insolazione durante l’estate e poi la salsedine che spesso i venti invernali fanno cadere come pioggia  e lì dove i venti persistono con costanza e potenza il lentisco e il mirto assumono la forma strisciante parallela al suolo per adattarsi alla sopravvivenza. Riporto qui un elenco delle presenze vegetali, con il nome scientifico (in corsivo) e il corrispondente nome dialettale (in corsivo e dentro parentesi); per alcune delle piante  – segnalate con (?) – manca, o non ci è noto, il nome dialettale.

Per le immagini e per altre informazioni sulle piante endemiche del Fieno e  di Ponza in genere , vedi anche, su questo stesso sito, al link:

http://www.ponzaracconta.it/2011/02/14/piante-mediterranee/

 

Elicriso Helicrysum italicum(cèrbule)

Cisto – Varietà: Cistus salviaefolius (rusulàne), e cistus monspeliensis (paletrùne)

GinestraSpartium junceum(’a janest’)

GinestraGenista ephedroides(u’ ’uastaccètt’)

Ginestra spinosaCalycothome  Spinosa – ‘a janesta spinosa

Erba medica arborea – Medicago arborea – (?)

Euforbia Euphorbia dendroides(cecauòcchie)

LentiscoPistacia lentiscus(lentèsche)

MirtoMyrtus communis(murtella)

Erica Erica carnea – (tric-trac)

Erica Erica arborea(? tric-trac?)

Finocchio marinoChritmum maritimum – (fenucchie marìn’)

Lavanda delle due specie, Lavanda spica e Lavandula Stoechas, solo la seconda è endemica a Ponza, ma rara al Fieno (spicandossa)

CarpobrotusCarpobrotus edulis – (rose marine)

TimeleaThymelea hirsuta – (scoteliapùlece)

AntillisAnthyllis barba-Jovis – (?)

Statice Limonium spp. (‘a piant’i’ San Silverio)

Enula o inulaInula viscosa – (’a prùdeca)

SalsaparigliaSmilax aspera (stracciavest’)

CorbezzoloArbutus unedo – (’a sorva pelosa)

AgaveAgave altissima – (cannafèule o zamprevìte)

Finocchio selvatico – foeniculum vulgare-fenucchiell’

Crispino comuneSonchus oleraceus – (u’ tùnz’)

Scaccialepre – Reichardia pycroides – (scazzalièbbr’)

Portulaca Portulaca oleracea – (i’ purcacchièll’)

Ramolaccio – Raphanus raphanistrum  – (i’ rapicciòll’)

BorragineBorrago officinalis (?)

Crisantemo dei campi – Chrysanthemum segetum – (?)

RaperonzoloCampanula dracunculus – (?)

Sanguisorba – Sanguisorba officinalis – (? Erba noce?)

Leccio – Quercus ilex – (’a quercia)

ParietariaParietaria officinalis – (paretàna)

Aglio e cipolla selvatica Allium ursinum e Allium carinatum (aglie e cepolla servateche)

RovoRubus ulmifolius(i’ rustine)

 

La fauna

Si può dividere in stanziale e migratoria.

La stanziale comprende la lucertola, la biscia, il pettirosso, il codirosso, il falco pellegrino, il passero solitario, il gabbiano, il nibbio, gli aironi, il passero comune.

La migratoria – nel passo autunnale – i merli, il tordo, il colombaccio, la beccaccia, il porciglione, la poiana e rapaci in genere; in primavera naturalmente le quaglie essendo le scogliere esposte a sud, poi le tortore, il cuculo, il culbianco, le ballerine, la bianca e la gialla, le rondini, l’averla, l’allodola, l’usignolo, la ghiandaia marina, l’upupa, il rigogolo,la capinera, il beccafico.

La Comunità Europea ha ritenuto Ponza, situata al centro del Mediterraneo, luogo strategico per la conservazione della fauna migratoria e della flora e il Fieno è in questo un serbatoio genetico di importanza mondiale per la conservazione degli habitat.

 

Antonio De Luca

[Il Fieno (2)- Continua]

 


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