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“Bartolo Rosaria”

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di Gino Usai

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Il Bartolo Rosaria era un bastimento di legno di circa 350 tonnellate, messo in armamento da Romano Giuseppe e dal socio Spigno Aniello, entrambi di Le Forna.

Fungeva da capitano lo stesso Romano Giuseppe e l’equipaggio era tutto composto  da marinai ponzesi: Spigno Biagio (figlio Aniello), Francesco Aprea, Attilio Mazzella e Angelo Mazzella.

Il bastimento mercantile caricava ferro da Ajaccio per Bagnoli. In uno di questi viaggi, la notte tra il 26 e il  27 marzo 1961, affondò misteriosamente nei pressi di Palmarola. Forse venne speronato da una nave olandese partita dal porto di Gaeta. Alcuni giorni dopo venne rinvenuto sulla spiaggia di Terracina il cadavere di Angelo Mazzella. Gli altri non vennero mai più ritrovati. Nelle acque di Ponza venne rinvenuta, quasi intatta, la cabina, con il quadro di S. Silverio appeso.

La tragedia sconvolse l’isola, soprattutto la frazione di Le Forna, a cui appartenevano tutti i naufraghi. La vittima più giovane fu Biagino, di appena 18 anni.

Particolarmente drammatica la vicenda di Francesco Aprea, di 47 anni. Francesco Aprea fu uno dei tre superstiti del naufragio del S. Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943 al largo di Ventotene, in cui morirono 69 persone.

Quando gli aerei cominciarono a mitragliare, Francesco si rifugiò in un angolo. Mentre la nave affondava, si salvò dal risucchio delle acque aggrappandosi ad uno zaino che lo teneva a galla. Quando giunsero i primi soccorsi, venne raccolto e messo in salvo. Dopo qualche giorno Francesco, con mezzi di fortuna, riuscì a raggiungere Ponza.

Dopo quella terribile esperienza, finita la guerra e ripuliti i mari, Francesco tornò a navigare per sostenere la famiglia.

Erano i primi giorni di maggio del 1953 e Francesco era imbarcato come motorista  sulla nave da carico “S. Silverio” di un certo “Frichella” di Le Forna. L’equipaggio era composto da otto persone, tutte di Ponza.  La nave trasportava cemento, il carico non era stato stivato correttamente e sulle onde sbandò su un lato; poco dopo naufragò al largo di S. Margherita Ligure. L’equipaggiò riuscì a mettersi in salvo su una scialuppa malandata, raggiungendo indenne la vicina costa.

Successivamente Francesco riprese la via del mare e s’imbarcò su un altro bastimento da carico, anche questo ponzese, che venne speronato e affondato nelle acque della Sardegna. Anche in questo caso, per fortuna, non vi furono morti.

Dopo un breve periodo di lavoro nella miniera della Samip, Francesco venne chiamato sul “Bartolo Rosaria” come motorista. Così riprese nuovamente il mare, ma questa volta gli fu fatale.

Quel martedì 28 marzo 1961 a Pozzuoli attesero invano l’arrivo del bastimento. Qualche giorno dopo, il Venerdì Santo, le famiglie furono informate del naufragio. Oggi cade il cinquantesimo anniversario di quella tragedia, e noi vogliamo ricordare i marinai che hanno perso la vita, e le loro famiglie, con affetto sincero, con la solidarietà e la vicinanza che tutti noi abbiamo per i lavoratori del mare, perché noi ponzesi conosciamo la fatica e i rischi che comporta il mare, quel mare che ci fa soffrire e morire, ma senza il quale non potremmo vivere.

Preghiera del Navigante

“Al calar della sera, noi uomini di mare a Te leviamo o Signore

la nostra preghiera ed i nostri cuori:

i vivi sulle navi, i morti in fondo al mare.
Fa che la notte passi serena per chi veglia nel lavoro,

per chi stanco si riposa.
Fa che ogni navigante, prima del sonno,

si segni col tuo segno, nel Tuo amore,

nel Tuo perdono ed in pace coi fratelli.
Fa che ogni nave conservi la sua rotta

ed ogni navigante la sua fede.
Comanda ai venti ed alle onde

di non cimentare la nostra nave,

comanda al Maligno

di non tentare i nostri cuori.
Conforta la nostra solitudine

con il ricordo dei nostri cari,

la nostra malinconia

con la speranza del domani,

le nostre inquietudini con la certezza del ritorno.
Benedici le famiglie che lasciammo sulla riva;
Benedici la nostra Patria e tutte le Patrie dei naviganti,

che il mare unisce e non divide:
Benedici chi lavora sul mare per meritarsi il pane quotidiano;
Benedici chi lavora sui libri per meritarsi il mare;
Benedici chi in fondo al mare attende la Tua luce ed il Tuo perdono.
E COSÌ SIA !”

Gino Usai

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