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Il lungo viaggio delle mozzarelle

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di Silverio Guarino

Poter far gustare le mozzarelle “fresche”, appena uscite dal caseificio, era uno degli obiettivi preferiti che mio padre, Francesco “Ciccillo” Guarino (noto buongustaio) era solito perseguire con i parenti ponzesi. Era la fine degli anni ’50, in epoca di “ghiacciaie” pre-frigoriferi, quando solo nella tarda serata arrivavano a Ponza col “vapore” i giornali quotidiani che raccontavano i fatti del giorno prima e le mozzarelle “fresche” erano un sogno di là da venire per i sobri palati dei ponzesi residenti.

Ma non per i nostri parenti.

Con la mia famiglia abitavamo a Sermoneta, comune in provincia di Latina (papà segretario comunale e mamma insegnante elementare) e la stazione ferroviaria di Latina Scalo era ai piedi di questo meraviglioso borgo medioevale, vicino al caseificio “Cuomo”.

Era consuetudine che, prima di salire sul treno che ci avrebbe portato a Formia per le vacanze estive sull’isola, ci si fermasse lì, ad acquistare una “cassetta” di mozzarelle da trasportare a Ponza.

Era una vera cassetta di legno; dentro, ordinate e sgocciolanti, in contenitori di carta bianca con scritte blu per alimenti, con il “cappio” di rafia per la “capocchia” giacevano le appetitose mozzarelle che la sera prima erano ancora latte nelle tette delle mucche dell’agro pontino: una vera freschezza!

Qui iniziava il loro lungo viaggio, che mi vedeva impegnato in prima persona e che vi vengo a raccontare.

Già salire sul treno, non era una cosa semplice (tra valigie e pacchi vari), ma soprattutto era complicato trovare un luogo dove la cassetta potesse continuare a sgocciolare senza creare disturbo alla accalcata popolazione della seconda classe. Quando si attraversavano le gallerie e la luce fioca dei vagoni ci illuminava, il mio sguardo solerte e vigile andava alla cassetta, da sorvegliare con attenzione.

Arrivati alla stazione di Formia, con tutta la famiglia, primo trasloco della cassetta sgocciolante di mozzarelle sulla carrozzella di turno (prenotata per tempo da papà), accanto al posto del cocchiere (carrozzella con immancabile cavallo defecatore) che ci avrebbe traslocato fino al porto, dove il piroscafo “Mergellina” della SPAN, ci aspettava: partenza per Ponza: ore 16.00, orario previsto di arrivo: ore 19,30.

Sul Mergellina, con l’aiuto delle conoscenze di papà sia con il comandante che con l’equipaggio (e cessione di qualche mozzarella), la cassetta di mozzarelle, che sgocciolava sempre meno per esaurimento del siero, veniva posta in luogo areato e fresco (era giugno inoltrato, ma rigorosamente prima di S. Silverio). E questo perché, anche sul Mergellina non esistevano  ghiacciaie o frigoriferi dove far soggiornare, anche per poco, il prezioso carico.

E finalmente a Ponza, dalla punta del molo Musco, dove approdavano tutti i “piroscafi”, arrivavamo a Via Roma 1, da nonna Fortunatina e Zia Concettina, al “Rifugio dei naviganti” (oggi “chéz Coco”), dove giungevo portando come un trofeo la cassetta, ormai quasi asciutta, ma con integro il patrimonio di mozzarelle.

Fine del viaggio delle mozzarelle: papà procedeva a fare le diverse porzioni ed io, felice e spensierato per le lunghe vacanze ponzesi appena iniziate, con i sandaletti “estivi” alla S. Antonio da Padova, partivo subito correndo da Via Roma per portare quel cibo prezioso ai vari parenti: e così zia Carmelina Migliaccio e famiglia (in piazza ora Wellcome’s Bar), poi zio Totonno Farese e famiglia (corso Pisacane vicino a Menicuccio), zio Totonno Guarino ‘o ‘ianchiere e famiglia (sempre Corso Pisacane dove c’era la sua ‘ianca” macelleria), zia Titina e Antonietta Curcio e famiglia (sugli Scotti), i cugini Conte e Guarino (Salita Scarpellini) potevano gustare quella preziosa ed inusuale pietanza la sera stessa del nostro arrivo, come tutte le estati, segnale inconfondibile e perentorio dell’arrivo di “Ciccillo” Guarino e famiglia.

Missione compiuta.

Era una consuetudine che si ripeteva ogni anno, fino a quando siamo rimasti a Sermoneta e fino a quando mio papà riuscì a sopravvivere alle sue quotidiane 60 sigarette di nazionali senza filtro.

Oggi che a Ponza i giornali quotidiani arrivano in mattinata, così come le mozzarelle dell’agro pontino e campano, questo mio ricordo caseario giunge per riportare alla memoria realtà consumistiche di una volta a misura d’uomo, che rendevano allegro e gioioso un momento conviviale che oggi, sull’amata isoletta multimediale e modernizzata, non viene più apprezzato o percepito.

Alla prossima.

Silverio Guarino.

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1 commento per Il lungo viaggio delle mozzarelle

  • Giovanna Cuomo

    Buon pomeriggio Sig. Guarino,
    ho appena avuto la fortuna di leggere il suo articolo intitolato “Il lungo viaggio delle mozzarelle” nel quale ricorda i tempi in cui il nostro caseificio era ancora a Sermoneta, e le mozzarelle viaggiavano nelle cassette di legno, chiuse con la rafia.
    Ha fatto commuovere le mie zie…
    La ringrazio per averci regalato un momento bellissimo e un po’ nostalgico.
    Un cordiale saluto
    Giovanna Cuomo [cuomo.gio@cuomolatticini.it]