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L’acquedotto romano

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Siamo felici di ospitare su ponzaracconta il debutto dell’amico Enzo Bonifacio, di cui il sito – ad opera di Franco De Luca – ha già recensito l’ultima fatica storico-letteraria [Vedi al link: http://www.ponzaracconta.it/2011/03/15/pontio-lisola-di-pilato-2/]

La Redazione

di Vincenzo ‘Enzo’ Bonifacio

Nel Settembre del 2006 grazie al valido aiuto del gruppo speleologico di Chieti è stato possibile esplorare e conoscere meglio alcune strutture idriche della nostra isola; la visita più interessante  è stata quella dedicata all’acquedotto romano che nella zona di Le Forna  presenta dei tratti ancora integri.  A “ Cala dell’Acqua” è localizzato il punto chiave della struttura, in quanto da qui partono i cunicoli di adduzione della falda acquifera e la condotta idraulica che va in direzione di Ponza.

L’esplorazione è iniziata accedendo al sistema dei cunicoli del II° livello che raccolgono l’acqua  percolata dai terreni argillosi (caolino e bentonite) sottostanti ad una spessa stratificazione di arenarie. In passato il sistema doveva essere collegato ad un altro livello inferiore (il I° livello) che in epoca moderna, è stato occluso per rendere possibile la realizzazione di una fonte.

Ad una quindicina di metri sul livello del mare, lateralmente al dotto di adduzione, si apre il piccolo ingresso. Il cunicolo, che in realtà parte da un più ampio recesso localizzato dietro la già citata fonte, ha una sezione variabile con una media di due metri circa in altezza ed una cinquantina in larghezza, si dirige in direzione nord per duecento metri, con un percorso irregolarmente rettilineo poiché il sistema di costruzione consisteva nel collegare tratti di gallerie scavati a partire dal fondo di cunicoli trasversali alla parete della costa e realizzati allo stesso livello altimetrico; in effetti in alcune zone del dotto è possibile ancora rilevare i resti di cinque cunicoli “guida”. Attraversando la galleria è possibile effettuare la “lettura” dello scavo  sulle pareti di roccia, in particolare le direzioni di scavo ed i denti di congiunzione prodotti, quando le maestranze si incontravano a metà strada.. Sul fondo nudo del canale scorre un rivolo costante di acqua che si raccoglie dal percolamento delle pareti; in alcuni punti, soprattutto nell’ultimo tratto, ove l’apporto della falda è maggiore si notano ulteriori incavi che modificano il profilo di parete. Dopo aver percorso un tratto di circa duecento metri verso nord il cunicolo curva a destra e, dopo una decina di metri ancora a destra e torna in direzione opposta per una decina di metri. Alla fine del primo tratto rettilineo, dopo aver attraversato una stretta fessura orizzontale su un muretto artificiale, è possibile accedere ad un livello posto a circa due metri più in basso ma completamente invaso dall’acqua. Il muro che divide i due livelli è stato realizzato in mattoni di epoca recente con l’intenzione di limitare la perdita d’acqua in altre direzioni. Questo secondo cunicolo va verso nord per soli pochi metri in quanto una frana ha occluso la sezione, inoltre  sul lato esterno del condotto è visibile ancora la breve galleria trasversale utilizzata come riferimento durante la costruzione. La situazione di degrado della struttura non  consente di effettuare rilievi più illuminanti, ma è possibile ipotizzare che un ulteriore sistema di canali si anastomizzasse con il precedente o che un ulteriore scavo fosse stato realizzato per servire utenze situate in direzione opposta; è anche ipotizzabile che durante la costruzione dell’acquedotto i progettisti abbiano compiuto un errore di livello e da questo punto avessero eseguito i cambiamenti di direzione che ho descritto.

Per quanto riguarda il I° livello dei cunicoli di adduzione  non è stato possibile esplorarlo in quella occasione; in un momento successivo mi sono accinto ad entrare da solo, ma benché ben equipaggiato e determinato,  ho dovuto desistere a causa dell’acqua e del fango che ingombravano lo speco, mi propongo per questo di tornare con un valido supporto. Si tratta comunque di un cunicolo più angusto rispetto a quello precedente che attraversa uno strato di breccia trachitica e che probabilmente ha un percorso ad anello; il livello altimetrico è vicino a quello dello speco che porta a “Cala Inferno”, ma la capacità di apporto idrico è sicuramente inferiore a quella del livello superore.

Nella medesima occasione è stato possibile entrare nel primo tratto dell’acquedotto  che da “Cala dell’Acqua” va in direzione di “Cala Inferno”.  Si tratta anche qui di un cunicolo che nel tratto iniziale è alto circa due metri ed in seguito circa un metro e mezzo; è privo di acqua e si interrompe dopo un centinaio di metri a livello di una ostruzione di pietre e terriccio. Questa interruzione corrisponde ad uno dei pozzi (putei) che furono scavati perpendicolarmente per intercettare uno stesso livello altimetrico e che servirono come punto di partenza per le maestranze che scavarono i segmenti del dotto principale. Il primo pozzo si apprezza dopo una decina di  metri dall’ingresso e si presenta con una sezione regolarmente circolare e con  tracce  di scavo orizzontali sulle pareti  che fanno pensare all’utilizzo di una tecnica sofisticata che a noi sfugge.

Era intenzione di esplorare anche la parte del condotto oltre l’ostruzione, per questo ci siamo recati sul lato di Ponza ma qui, oltre all’accesso dalle scale di “Cala Inferno” coperto da una frana, anche l’entrata situata sulla parete della falesia ha mostrato un’occlusione a pochi metri dall’ingresso.

A tal proposito ricordo le visite che già eseguivo da adolescente attraversando l’accesso a fianco della scala: il cunicolo che correva parallelo alla costa era alto più di  tre metri, curvilineo, con numerose piccole nicchie che evidentemente erano servite per porre le lampade da illuminazione e sul fondo era un livello d’acqua dai trenta ai quaranta centimetri. Lo speco si interrompeva a livello dell’intersezione con un cunicolo più basso che andava verso destra, ma era evidente che un muro di epoca posteriore aveva interrotto il condotto sulla sinistra; probabilmente lo sbarramento era stato creato per non disperdere le acque in mare. Procedendo  rannicchiati e parzialmente immersi nel liquido gelido era possibile percorrere un tratto perfettamente rettilineo con le pareti rivestite di coccio pesto e madide di gocce d’acqua. Dopo un centinaio di metri il cunicolo si interrompeva, probabilmente a livello del pozzo già segnalato da cui era caduto il terriccio.

Un interessante particolare di queste due ultime sezioni che ho descritto, riguarda il rivestimento di coccio pesto idraulico che è presente nel cunicolo in direzione Le Forna ma manca nel cunicolo di “Cala Inferno”, il che induce a pensare ad un condotto di servizio costruito in epoca posteriore (forse borbonica) in quanto i romani non hanno mai trascurato l’isolamento idraulico nei manufatti idrici.

Enzo Bonifacio

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