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A malapena si vede… Ponza (4)

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di Gabriella Nardacci

Roma è già addobbata per le festività natalizie.

– E’ arrivato anche l’albero grande in Piazza S. Pietro – mi dice la signora del piano di sopra.

– Sì è bellissimo. E sua figlia ha partorito? – le chiedo.

– Non ancora. Credo proprio che il nipotino nasca insieme al Bambinello… Sarà proprio una bella festa per tutti noi. Ma Giulia non si vede più! Lavora forse?

– Si – rispondo – le hanno dato un incarico annuale all’isola di Ponza.

– Un’isola? …Per me le isole so’ tristi e desolate d’inverno… Beh, me la saluti quando la sentirà.

Me ne sono andata a casa, pensando che forse sono tanto innamorata delle isole, che dimentico la tristezza che trasmettono quando piove o quando il cielo e il mare sono grigi; quando rimangono quasi deserte. Giulia mi ha chiesto al telefono che aspetto ha Roma con le luci natalizie, se le vetrine sono belle, se c’è tanta gente e cosa si cucinerà per la vigilia di Natale. Alla mia domanda: – E Ponza com’è in questo periodo, sotto le Feste? – mi ha risposto: – Così… Com’era prima. Giusto qualche luce in più. Poca gente per strada; solo tanti cani. Giuseppe dice che non sono randagi, ma cani da caccia.

Mentre penso a lei, mi rendo conto che forse ha bisogno di una mia lettera. Gli sms e le telefonate lasciano sempre i pensieri tronchi. Riprendere il filo del discorso spesso è difficile, tante le cose da dire e occorre avere tempo per trovare le parole giuste. Domani è sabato e magari faccio un salto al paese.

– Pronto zio? La settimana prossima, vai a Ponza per caso?

– Bella de zio… che vuo’? Ce devo ì? Che ce voi mannà quarcosa a Giulia? – risponde zio quasi ridendo per aver intuito il mio desiderio.

– Una lettera – rispondo. Dall’altra parte zio tace, poi dice: – Beh… Nun ce la poi spedi’? A meno che non vuoi che ce vado subbito lunedì!

– Beh… si –  dico.

– Ma che sta a succede cacc’osa, e non me la voi di’?

– Ma no zio… Si sente un po’ sola e avevo voglia di farle avere una lettera scritta a mano, invece che attraverso il computer.

Vabbè dai… ce vado lunedì. Comunque recordate, bella de zio, che… ho caduto o so’ caduto sempre pe’ tera so’ ito… Ci vedimo addomani allora…

Sorrido su questi concetti popolari e sento che questa gente è verace e fa sentire il bene che ti vuole. Ovunque ci sia gente che si presenta ‘spoglia’ davanti a te, c’è il dono di un bene sincero…

Approfitto di questo primo pomeriggio assonnato e silenzioso. Lontano si sente la sigla del telegiornale e io sono seduta al tavolo del soggiorno. La finestra ha le tende scostate ai lati e ciò che si vede è un panorama di storie umane che si svolgono all’interno del palazzo grigio che è di fronte. Storie che si guardano sbirciando dentro le finestre: approcci d’amore, qualcuno che fuma alla finestra, una coppia di anziani che è affacciata e guarda chi passa, qualcuno che bisticcia e chiude i vetri, una adolescente che parla al telefono tra i vetri e la tenda… E forse, anche loro guardano me, mentre leggo sulla mia sedia di vimini o cucio o scrivo accanto al pianoforte che ultimamente si è arricchito di fotografie. L’ultima foto, messa accanto alle altre, è quella che ritrae Giulia, sul traghetto in partenza per Ponza. Un piccolo giardino accanto al palazzo, regala un po’ di verde e in lontananza, si vede il campanile di una chiesa e la ferrovia di questa periferia polverosa di una città che chiamano ‘Eterna’.

Ciao piccola,

conoscendoti, so che proverai piacere nel leggere questa lettera scritta a mano. Credo se ne sia perso un po’ il valore; queste cose potrebbero sembrare futili, ma conservano, per me, un fascino particolare. E questo è il momento migliore  per far provare quest’emozione anche a te. Ci metterò su anche una macchia del caffè che sto sorseggiando e metterò un bel rossetto rosso per stamparti un bacio giù in fondo. Sono certa che conserverai questa lettera tra le pieghe dell’anima. Se fossi stato il mio amante  ci avrei messo il mio profumo e più baci a labbra aperte… (questo spero lo faccia tu per il tuo ragazzo. A proposito! Non ne hai più parlato…).

Mi è piaciuto molto leggere del tuo viaggio e del tuo arrivo sull’isola. Ho goduto anch’io delle premure che Giuseppe e Ines ti hanno riservato; il mio consiglio è di valutare bene l’offerta di Ines a restare nella sua casa. Naturalmente pagherai l’affitto e ci metteremo d’accordo con Giuseppe circa la quota. Telefonerò io a lui. Pensaci tesoro.

Ogni volta che ci sentiamo al telefono e nei tuoi brevi sms, leggo una profonda inquietudine a vivere questo periodo a Ponza. Sembra quasi avresti preferito non lavorare invece di prendere questa opportunità come una fortuna, visto il periodo negativo in cui versa la scuola. Sono contenta che hai trovato colleghi simpatici e cordiali e bambini tutti da scoprire.

Forse la stagione non aiuta e chissà cosa darei per fare un cambio con te. Perché tanta paura a restare sola? Vedi piccola… In questo momento sono sola anch’io ma la solitudine non mi spaventa più e mi sono abituata alla sua presenza. Tra l’altro divento creativa e scarico tutto in cose piacevoli. A volte mi è sembrata una punizione e mi ha fatto sentire come si potrebbe sentire un bambino dentro una stanza semibuia mentre nella stanza accanto i grandi parlano e si divertono. La solitudine, per me, non è stata “ne’ punizione, ne’ una forma morbosa d’isolamento e neanche un vezzo ma forse, l’unico stato davvero degno di un essere umano”.

Dietro questo giudizio, è sempre nascosta una speranza, un’attesa che rendono la vita sopportabile e si va avanti tranquillamente nel meccanismo che si carica dalla mattina alla sera. Ci si affanna, si cerca rifugio nelle quotidianità necessarie. Si progettano viaggi, coltivano amicizie; si cerca di mantenere ordine nella propria vita. Forse tutto per non restare soli con se stessi, forse perché non tutti si arrendono alla realtà sconfortante, alla rassegnazione di essere davvero tutti soli come… isole appunto. Ma finalmente ti accorgerai di quanto tempo ora hai per te stessa perché la solitudine ti fa riscoprire e rinascere quella libertà che gli oneri e i doveri avevano reso intollerabile.

Molte volte ho pensato che forse ci occorre un po’ di sana noia… Chissà!

Tutto questo per dirti di non crucciarti tesoro. Spesso ciò che disturba inizialmente, poi si ama perdutamente. Vorrei fare tranquillamente un cambio di panorama con te. Comincia a piovere ma nell’arco di un minuto si alterna ancora un po’ di sereno e poi ricomincia a piovere. Tutte le finestre del palazzo di fronte si chiudono. Io ti sto pensando di un pensiero tenerissimo e spero arrivi questa mia trasmissione. Non riesco a togliere il pensiero da ciò che potrei vedere dalla finestra della tua stanza. Anche quelle casette colorate che sono il cimitero dell’isola, non mi sembrano tristi e sono strettamente connesse con le altre dei vivi. Giuseppe saprà raccontarti una storia relativa al cimitero. Non pensare sia un uomo burbero. Ti accorgerai del suo fascino quando comincerà a raccontarti le storie dell’isola. Tra qualche giorno sarai qui e potremo parlare di ogni cosa. Sono curiosa .

Ti abbraccio forte e con te abbraccio il porto con il tuo sguardo e osservo la linea dell’orizzonte perché ogni individuo non si è mai stancato di guardarla e qualcuno ha avuto anche il coraggio di scavalcarla.

Così, tra pioggia e sereno, tra poco calerà la sera su quest’alternanza e sulle intermittenze di queste luminarie che sono un po’ come le intermittenze del cuore. Nostalgie d’amore. Sì, anche a me capita… perché la tua è solo nostalgia d’amore.  Ma… Tutto passa… “Panta rei”, piccolina…

Zia

Roma, ore 16.15

Mi piace alzarmi presto la mattina. Adoro i suoi silenzi. Mi sembra che i pensieri riescano a mettersi in ordine da soli, in una cronologia che automaticamente si aziona, evitandomi quella fatica mentale che capita quando si è stanchi e distratti.

E’ stato un sabato tutto intimo. Sono arrivata da mia madre così presto che l’ho sorpresa e mi ha abbracciato stringendomi forte nel vedermi. Ha voluto sentire Giulia al telefono ma ormai è così teneramente emotiva, che le viene subito da piangere a sentire la nipote, che poi si commuove anche lei e tocca sempre a me calmare tutte e due.

Zio è venuto subito dopo il pranzo. Abbiamo preso il caffè insieme e abbiamo parlato di Giulia e di Ponza. Anche lui sostiene che sarebbe il caso di valutare l’offerta di Giuseppe. Mi ha detto che l’ha sentito diverse volte e ogni volta gli è sembrato più allegro. Comincia a volere bene a Giulia e dice che non ha mai visto Ines così contenta che addirittura canticchia. Dice anche che Ines le sta insegnando qualche ricetta ponzese. Le lava e le stira la biancheria e Giuseppe dice che è bello avere una ragazza giovane dentro casa e che la trova somigliante a me quand’ero più giovane e che pure adesso faccio la mia figura.

Zio mi guarda con uno sguardo indagatore e dice – Ma chissà perché Giuseppe ha ditt accossì. Mica t’ha visto più…

Sorrido e mi si inumidiscono gli occhi: – Forse Giulia gli ha fatto vedere le fotografie – dico frettolosamente e consegno la lettera a zio che distoglie lo sguardo da me e dice: – Aho’ ma quanti piagnistei che fao le femmene!  Su, che ce mancano solo quindici giorni a Natalo…

Arriva un sms di Giulia: – Zia, Ines mi ha insegnato a cucinare il calamaro ‘mbuttunat’. Sarà uno dei piatti che preparerò io la vigilia di Natale.

Leggo a voce alta e zio dice: – Ah sì, me lo so magnato, o’ calamaro ’mbuttunato… È speciale!

Il sabato sera, il viaggio in treno, non è stressante. Si viaggia controcorrente. Tiro fuori il libro di Butor “La modificazione”. E’ stato un po’ noioso fin verso la pagina 50 ma ora comincia a piacermi. Durante un viaggio, un passeggero rimette in discussione le sue scelte e la sua esistenza e questa cosa modificherà una sua decisione. Non so cosa sperare per lui ma sono solo a pagina 80 e ne mancano ancora 150 di pagine prima di finire il romanzo.

Il treno mi culla nel suo dondolìo e mi sembra quasi lo stesso movimento della barca del mio pescatore al largo, tra Palmarola e Ponza, in qualche giorno di tarda primavera, di tarda estate e nel pieno d’autunno. Da lontano era solo una barca in mezzo al mare. Poteva sembrare che non avesse nessuno a bordo…

Arrivo a Roma e le luminarie natalizie creano luci e ombre e un po’ di sana gioia festaiola sembra pervadermi.

Sul mio portone vedo un grosso fiocco celeste con un cuore su cui è scritto:  “Benvenuto alla vita”.

Il piccolo nipotino della signora Nanda è nato prima di Natale.

Gabriella Nardacci

(A malapena si vede… Ponza. 4. Continua)

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