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Augusto imperatore (Chiacchierata immaginaria con Amedeo)

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di Rita Bosso

– Volete solo un secondo e contorno? Allora calamari ‘mbuttunati, o calamari fritti, oppure calamari in umido, e  se non vi piacciono i calamari prendetevi  solo il contorno e così state leggiera,  che come regola una volta soltanto si dovrebbe mangiare, e fare digiuno un giorno a settimana, come le belve nel circo.
– No, niente zuppa di pesce oggi, che tira aria di scirocco; grazie, lo vedo pure io che il vento spira da settentrione.
– Che avete capito? Stavo dicendo che tira aria di scirocco ’ncapa a me, e il perché lo so io, lasciamo perdere. Dunque come li volete questi calamari?
– No, non mi sono svegliato storto, anzi mi ero svegliato allegro allegro stamattina, ho detto a Diana:   – Dia’, mò  facciamo quattro passi… Andiamo a vedere l’alba dietro Zannone”. Mi avvio verso la solita stradina scavata dentro la montagna, una viarella che bisogna camminare in fila indiana, sennò si fa un capitombolo a mare da un’altezza di un centinaio di metri,  non so se mi spiego.
Embè, arrivo all’imbocco della viarella, e che trovo? Un cancello, con tanto di divieto d’accesso, spuntato dalla sera alla mattina. Io guardo Diana e Diana guarda me, come a dire: Ma è vero o ce lo stiamo sognando, è vero o è uno scherzo? E invece è vero, dice che uno che si è fatto la casa lungo la stradina ha deciso che voleva dormire quieto, e dunque ha sbarrato l’accesso.
Ma dico io, chi cazzo ti credi di essere, Augusto Imperatore, che si fa la villa per starci una decina di giorni l’anno, e dato che nessuno ti dice niente, l’anno dopo ti prendi la strada, e dato che nessuno ti  dice niente, l’anno che viene ti farai pure la discesa a mare, e l’anno appresso il murenario, e dopo pure il porticciolo privato..?
Diana non sembra ma è scetata, ha avuto la risposta pronta; si è avvicinata al cancello, ha alzato la zampa  e lo ha battezzato, io invece continuo a parlare solo. Adesso avete capito perché oggi tira aria di scirocco, si o no?
– Tengo ragione o no, a stare nervoso?
Sapete come sta scritto sulla lastra di marmo che a Terracina segnava l’ingresso nel regno borbonico? – “Viandante che vieni dal nord, ricorda che qui le leggi si rispettano”.
Così era, fino a un secolo fa; ora ci dovrebbe stare un’altra lastra, anzi due: sulla prima: – “Fa’ quello che cazzo ti pare, che tanto nessuno ti dice niente”, e sull’altra: “Il pesce fete dalla capa”.
Mò sto di punta, deve passare qua davanti Augusto Imperatore!
Glielo devo proprio dire: – ‘Augù  fermati ‘nu mumento. Ma se tieni il sonno leggero,  qua a fianco sta la farmacia: entra e comprati i tappi per le orecchie, oppure un bel papagno.
E un’altra cosa: – Augu’, Vafanculo!

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