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La dignità della donna

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di Gino Usai

 

La festa della donna non nasce da un lieto evento. Essa ricorda la tragedia del 25 marzo del 1911, quando lo scoppio di un incendio in una fabbrica di camicie a New York, provocò la morte di 129 operaie.

Sono passati cento anni da quella sciagura, e da allora, in tutto il mondo, l’8 marzo  si ricorda il tragico evento.

Col tempo l’8 marzo si è trasformato in un’occasione per lottare per l’emancipazione femminile, che ha fatto passi enormi in ogni parte del mondo. Eppure ancora oggi la donna è oggetto di discriminazione e violenza, quando non è ridotta a strumento di divertimento e privata della sua dignità.

Tutelare la dignità della donna, sempre e comunque, è interesse di tutti, anche degli uomini. Perché non è accettabile che in un’epoca in cui le donne faticano ancora ad affermare i loro diritti, si vedano trattate, da una cultura dominante e pervasiva, come un mero oggetto di piacere che si può comprare con soldi e gioielli, a disposizione di uomini sempre più ricchi e sempre più soli. Uomini convinti che col danaro si possa comprare anche la dignità delle donne.

Il ruolo della donna non è questo, è ben altro, come c’insegna il Mahatma Gandhi:

 

Il ruolo delle donne

Se non si vuole che la società umana sia
annientata da folli guerre tra le nazioni e da altre
ancor più folli condotte contro i suoi fondamenti
morali, le donne dovranno fare la loro parte,
ma non alla maniera degli uomini, come
alcune di esse stanno cominciando a fare, ma
nel modo loro proprio. Le donne non possono
migliorare l’umanità emulando gli uomini nel
favorire ampiamente un insensato annientamento
della vita. Prendano sul serio il privilegio
che esse hanno di distogliere dall’errore
l’uomo traviato, prima che sia lui a trascinare
la donna nel suo decadimento.

In questo giorno di festa e di lotta sento il dovere di ricordare la figura di una donna di oggi, di una mamma, chiusa in carcere in attesa di essere giustiziata. Sto parlando di Asia Bibi, una lavoratrice agricola di 45 anni del Pakistan, madre di cinque figli,  a cui un giorno viene chiesto di andare a prendere dell’acqua ad un pozzo. Un gruppo di donne musulmane la respinge sostenendo che lei, in quanto cristiana, non doveva toccare il recipiente perché impura. Ne nasce un alterco a seguito del quale Asia Bibi viene denunciata con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto.

Accostare il nome di Dio o del profeta Maometto a sostantivi o aggettivi insultanti costituisce uno dei principali peccati in Pakistan, sanzionati con la massima durezza dalla giurisprudenza islamica.

Così Asia Bibi viene  arrestata nel villaggio di Ittanwalai e accusata di blasfemia.  Lei nega le accuse e dice di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso. Ciò nondimeno nel 2010 viene emessa la sentenza: condanna a morte!

Il caso ha suscitato la protesta delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che hanno chiesto al governo di cancellare la legislazione nazionale sulla balsfemia.

Anche il governatore del Punjab, Salman Taseer, musulmano, si è mosso ed è andato a trovare Asia Bibi in carcere. Ma il suo impegno in favore di Asia Bibi lo ha pagato a caro prezzo, perché il 4 gennaio 2011 a Islamabad è stato ucciso da una delle sue guardie del corpo.

La sua battaglia in favore di Asia Bibi è stata ripresa in Pakistan dal ministro per gli Affari delle Minoranze Shahbaz Bhatti, cristiano.

Bhatti sapeva dei rischi che correva, e in un’intervista dello scorso 14 febbraio a TV2000, aveva detto di aver ricevuto minacce di morte da parte degli integralisti islamici per il suo impegno contro la legge antiblasfemia. «Il mio impegno resta lo stesso per la causa della libertà religiosa, in difesa delle aspirazioni dei cristiani e delle altre minoranze, per combattere contro gli abusi della legge sulla blasfemia, per ottenere giustizia per Asia Bibi».

Il 2 Marzo 2011, ad Islamabad Shahbaz Bhatti è stato ucciso nella sua macchina con una scarica di 20 proiettili per mano di un commando che gli ha teso un agguato.

Bhatti ucciso come Taseer. Due eroi, appartenenti a religioni diverse, due persone che si sono impegnate per il dialogo, la convivenza civile e la difesa della libertà religiosa e della donna; eroi che meritano il rispetto e l’affetto di tutte le persone del mondo che amano la pace, la tolleranza e la convivenza tra i popoli. Due martiri della libertà.

Mentre noi, impotenti, restiamo in ansia per le sorti di Asia Bibi.

Infine un delicato pensiero per le piccole Sarah e Yara. Mai più violenza sulle donne.

Viva l’8 marzo, festa della donna, libera!

 Gino Usai

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