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if p-16 f8-19a 20 scansione0002 Il tunnel "romano" di Chiaia di Luna con le pareti ad "opus reticutatum"

I’ garuofan’ ’i San Silverio

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di Lino Catello Pagano

Il mio ricordo é di quando ero bambino  a Ponza.

Un mese  prima della festa di San Silverio, l’abitudine dei Ponzesi era quella di prepararsi alla raccolta dei garofani da mettere nella barca del Santo. Con un certo anticipo, passavano quelli del comitato della festa casa per casa a vedere chi era disposto a dare i garofani a San Silverio; erano garofani di piccola taglia, non come quelli che usano adesso, ma con un profumo da farti venire il mal di testa.

Li sentivi  arrivare da lontano perché c’era Minicuccio che ittav u’bann’:

– “Uee u’ cumitàt’ i’ San Silverio… Sta’ cercann’ i garuofen’ p’a’ fest’…

Mamena Sandolo si affacciava e dava la sua disposizione; si andava avanti e così faceva anche Ngiulill’, Marietta Migliaccio (la signora del Cinema) e così via. Tutti, e dico proprio tutti, davano la disponibilità di un buon quantitativo di garofani, li curavano in modo di avere un buon raccolto; molti boccioli venivano tolti per far sì che crescesse bene quelli più grandi .

Arriviamo al 19 giugno. Alla Chiesa è un via vai di gente con grandi fasci di garofani; vengono messi in sacrestia, dove c’è una vasca nel muro, con l’acqua del pozzo della chiesa. Ma sono tantissimi i garofani, da riempire la sacrestia. Insieme ai fiori qualcuno porta  grappoli d’uva già pieno di chicchi consistenti  ma verdi da mettere in mano al Santo.

Il giorno della festa il 20 giugno mattino, quando andavi a Messa, entrando in chiesa e guardando l’altare maggiore, ti si accapponava la pelle per la bellezza di San Silverio. Era ricoperto dal tesoro che i Ponzesi gli hanno fatto con l’andare del tempo; guardavi il viso del Santo per vedere – pura immaginazione – se era arrabbiato o contento. Per chi aveva avuto una grazia o aveva sciolto un voto questo era determinante ed era segno di grande devozione al Santo.

Poi con lo sguardo guardavi l’altare ricoperto dai garofani, come quello dell’Addolorata e quello del Santo stesso, e vi era un profumo in chiesa che inebriava le narici.

Dopo la funzione religiosa, il Santo veniva portato giù dall’altare. Il primo era sempre Maurino, assieme a Ciro Iacono, i giovani dell’azione cattolica quelli grandi, poi tutti gli scaricatori di porto.

Il Santo veniva messo nella sua barca già addobbata di garofani e preparato per la processione, la gente usciva tutta sul piazzale della chiesa e aspettava  l’uscita. Era  emozionante vedere il nostro San Silverio  che spuntava sopra una nuvola rossa, erano i garofani della sua Ponza; e poi il suo oro, che brillava di una luce che non ho più ritrovata, negli anni successivi, quando sono venuto per la sua festa. Sarà che gli manca il suo tesoro, chissà. Mi piacerebbe provare  ancora una volta quell’emozione. Penso che per parecchi di quelli che come me  hanno passato i sessanta, rivedere il Santo con il suo tesoro sarebbe un’emozione indimenticabile.

Lino Catello Pagano

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