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Il bene di Ponza

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di Luisa Guarino

Ho letto con interesse l’intervento di Alessandro Vitiello, il quale sente di non poter fare granché per “il bene di Ponza” che tutti noi credo vogliamo. Dice di aver lasciato l’isola quando aveva 17 anni, e quindi di non essere più troppo addentro alle cose di Ponza alle quali anzi da qualche anno ‘non riesce ad appassionarsi’. Come tanti di noi Alessandro trascorre nell’isola il periodo estivo, con qualche breve puntata durante l’anno: un po’ troppo poco per riuscire a fare qualcosa. Forse tra qualche anno quando andrò in pensione – dice in sostanza – trascorrendo più tempo lì potrò meglio dare un contributo alla comunità. Io non sarei così categorico. Ritengo infatti che anche con una presenza limitata si possa tutti fare qualcosa, magari piccola, magari una piccola goccia nel grande mare, ma sempre meglio di niente. Come? Non lo so. Forse con il comportamento, nel rapporto con gli altri, compaesani, turisti, con gli amministratori, con le strutture, con l’ambiente. Tutto quello che facciamo, anche il gesto più piccolo, la parola detta o non detta, può cambiare qualcosa, può insinuare il dubbio, può essere un buon esempio. Anche questa è politica. Possibile, mi chiedo, se in tanti la pensiamo nello stesso modo e accusiamo con toni sinceramente addolorati uno stato di fatto intollerabile fatto di corruzione, sopraffazione, malcostume e delinquenza, proprio nessuno di noi ‘buoni’ riesce a fare qualcosa contro i ‘cattivi’? Il fatto è che la realtà è molto più sfumata di quanto si dica, e la linea tra il bianco e nero non è così netta come vorremmo farla apparire.

Ma non ci fermiamo. Parliamone. Crediamoci, che qualcosa possa cambiare.

Non ritengo sia necessario aprire su ponzaracconta una sorta di sotto sezione intitolata “Ponza si domanda”: su questo nostro sito infatti Ponza racconta e può raccontare tutto di sé, del passato, del presente e, perché no? del futuro. A questo proposito lancio una proposta che è anche una provocazione. Parliamo anche di Ponza come sarà, come potrebbe essere, come la vorremmo, con una quotidianità diversa, con un modo diverso di rapportarsi con le persone e il territorio, che poi è la nostra isola e non “Ponza Nostra”. Questo però non significa lasciarsi andare a voli pindarici, fare mero esercizio letterario: partiamo da esempi concreti, magari piccoli (anzi meglio se piccoli), una strada, una cala, un pozzo, un campo, una grotta, un parcheggio, un cassonetto, un angolo qualsiasi di questa malandata isola adorata.

Forse non servirà a niente. Ma noi intanto raccontiamo… Se vogliamo che il futuro possa ancora appartenerci.

Luisa Guarino

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