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‘A ‘uèrr d’i’ cuppetiéll’

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di Lino Catello Pagano

Dovete sapere ragazzi… Eravamo negli anni tra il 1959 e il 1962 e anche un po’ oltre… Noi ragazzi di Ponza, me compreso, avevamo creato dei gruppi (chiamiamoli di aggregazione!), che nel tempo libero o di pomeriggio, per gioco si sfidavano,

C’era il gruppo del porto, con in testa Ughètt’ (Ugo Anello, u’ quattariéll’), Silverio De Luca, Antonio Vitiello, Gino Mazzella, Filipp’ u’ Madunàr’, Giacomo Scarfi’ (Scassettiéll’), Michele Usai, Andrea Mazzella con il fratello Peppino.

Poi il gruppo di  S. Antonio: Silverio Valiante, Michele Califano, Ennio Parisi, Gennaro Romano, Silverio Migliaccio (Silveri’ i’ Ggiulie, bar Panoramica), Silverio Migliaccio (i’ Carmelìn’, detto Yumbi), Silverio Esposito, Biaggio Mazzella, Lino Pagano (io), Sem, Giuseppe Conte, Giovanni Migliaccio (Nanànn’), Antonio Mazzella… Se ho dimenticato qualcuno mi perdonerete.

Eravamo un gruppo molto unito tutti per uno, uno per tutti.

La sfida era quella di farsi battaglia per le stradine di Ponza, con un tubo – la cerbottana – lungo mezzo metro circa, di plastica; di quelli che usavano i muratori, da mettere sotto traccia nelle case per farci passare i fili della luce dentro (…ci siamo capiti quali?).

Con questi tubi, ci preparavamo in anticipo con i fogli di giornale  i’cuppetiéll’, che dovevano essere precisi, che entrassero nel tubo senza sforzi, altrimenti si rischiava di otturarlo. Si provavano tutti, e quando era il momento, il giorno della battaglia veniva fissato a scuola, al mattino, con il passa-parola tra tutti noi.

Partivamo da casa che sembravamo dei Robin Hood della domenica, sacchetti tipo federe da cuscino pieni di cuppetiéll’, messi in modo che non si rovinassero, e ci riuniva: quelli di S. Antonio convergevano tutti vicino al Bar Panoramica; quelli del porto ‘ncopp ’a ponta’ ‘ianca.

Il terreno di scontro era la spiaggia di S. Antonio o Giancos, e lì si cominciava la Grande Guerra… A forza di soffiare con forza per far uscire i’ cuppetiéll’, finivamo spompati dalla mancanza di fiato e per il gran correre… – alla fine nessun vincitore e nessun perdente – Stanchi, sporchi… sudati… Ma la cosa bella era che dopo tutti questi combattimenti eravamo felici e pronti a ricominciare.

Però eravamo anche quelli che se vedevano una persona anziana, o che portava delle cose pesanti,  gli davàmo una mano tutti insieme; eravamo quelli che si riunivano in gruppi per preparare  u’ fucaràzz’ per il  Venerdì Santo… Facevamo dei gruppi di 3 – 4 persone e ci dividevamo le zone; un gruppo ‘faceva’ gli Scotti chiedendo ai contadini i’ fascine’ p’u’ fucarazz’. I vecchi di allora sapevano che saremmo passati, e preparavano la legna che non serviva e da ardere, concentrata tutta in un posto, così con Chiaia di Luna, il Fieno, Sopra Giancos, Santa Maria, i Conti… e anche le Forna contribuiva.

Eravamo coordinati  dai giovani che avevano venti e passa anni (Franco Feola abitava vicino al deposito); tutta la legna che si recuperava veniva portata nel Grottone dietro la casa del Dott. Martinelli.

Facevamo parte tutti dell’Azione Cattolica Giovanile; ci si andava tutti, a Messa la domenica, e se qualcuno mancava, la domenica successiva u’ parrecchian’ Dies lo faceva notare e tu diventavi rosso come un peperone, perché eri stato additato davanti a tutti…

Eravamo la banda delle vendemmie notturne, ovverosia quando era il tempo dell’uva ed eravamo un po’ più cresciutelli, le sere andavamo per vigneti. Stavamo attenti a non fare danni: si raccoglieva l’uva zizzella, l’uva pan’ – ci si trattava bene!  – poi andavamo a sederci da qualche parte e la mangiavamo; senza sprecare, senza mai prendere delle grosse quantità. Si prendeva quel che sapevamo di mangiare, e basta. Oppure i fichi… Andavamo dind’ a’ padùr’ a fare raccolta di fave fresche, senza fare rumore… Stavano molto attenti, i contadini! Facevano la guardia; mettevano i barattoli dei pelati in modo che facessero rumore, se uno ci andava in mezzo. Le spedizioni si facevano sempre quando non c’era la luna e vi era buio assoluto… Ma quante volte ci prendevano sul fatto… e noi, con le ali ai piedi, correvamo per non farci riconoscere fino al Porto, passando per ‘sopra il corridoio’… Era impossibile intercettarci, e così riuscivamo ad evitare qualche ramanzina.

Ricordo con immenso piacere quei momenti di serenità e di allegria, e la grande complicità tra tutti noi…

Grazie Amici d’Infanzia!

Lino Catello Pagano

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