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“Sulla pesca”. Chiacchierata-intervista con Mimma Califano

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di Sandro Russo

I ponzesi: contadini e pescatori

Fin dai tempi del loro trasferimento forzato sull’isola (1734, e anni segg.), da Ischia e da Torre del Greco, i ponzesi hanno avuto una doppia anima: contadini e pescatori a seconda delle occasioni o delle necessità. Pur con una prevalenza di  contadini tra gli ischitani, insediatisi nella zona del Porto, Santamaria. Più pescatori i torresi, all’altra estremità: Le Forna.

Parliamo con Mimma, di una pesca ‘di nicchia’ fatta a Ponza fino a circa la metà degli anni ’70; spesso per tradizione familiare

Mimma Califano – figlia di Giuantonio – è una testimone preziosa dell’ultimo periodo di questa pesca ‘artigianale’, praticata dai ponzesi per decenni, per secoli, addirittura: senza grosse barche, con i tipici gozzi ponzesi, le felughe o filughe; senza particolari attrezzi tecnici (ecoscandagli o altro), sostanzialmente ‘sottocosta’…

La pesca aveva alle spalle una conoscenza profonda dell’ambiente e delle abitudini dei pesci.

Per il fatto di vivere su un’isola e di dover sfruttare al meglio le (scarse) possibilità di sopravvivenza che questa offriva – sia nel campo dell’agricoltura che della pesca – gli abitanti avevano sviluppato una conoscenza profonda dell’ambiente di cui erano in grado di cogliere gli impercettibili segnali, i suggerimenti nascosti. Oggi diremmo uno sfruttamento eco-sostenibile delle risorse, sia per terra che per mare.

In agricoltura con il perfezionamento dei terrazzamenti – parracine e catene – volti a trasformare in piani coltivabili sovrapposti un terreno scosceso. Al contempo, disponendo opportuni canali di scolo, per il (relativo) controllo delle acque, che in caso di forti piogge – acqu’i’ciel’ – a Ponza costituiscono una forza dirompente e molto pericolosa (u’ lav’).

Nella pesca, con la conoscenza – basata su attenta osservazione ed esatte deduzioni – dell’ambiente marino e delle abitudini dei pesci; nelle varie stagioni e sui diversi fondali.

Questa pesca interessava più persone con più barche; tecniche e reti specifiche per ogni tipo di pesca

L’organizzazione di questo tipo di pesca implicava la partecipazione e collaborazione di diverse persone, o nuclei – generalmente familiari – aggregati in modo non stabile, a seconda dei periodi e delle circostanze. Anche i metodi erano specifici per i diversi tipi di pesca, e riguardavano sia l’appostamento che la pesca vera e propria; le tecniche e le reti impiegate, adattata e modificate per lo scopo. Le reti all’epoca erano realizzate (sarciùte) a mano ed erano di cotone. I galleggianti erano fatti di sughero, mentre i piombi erano ricavati facendo fondere il piombo in stampi, piccoli o grandi a seconda della necessita’.

Altri tempi: accordi e contatti prima del telefono. I’ munaciell’…

Mimma sottolinea le difficoltà di comunicazione che esistevano in epoca antecedente alla diffusione del telefono. Le persone si mettevano d’accordo prima… “Si nun chiove…  Si nun scenn’ u’ levànt’… Si fa calm’…”

A volte però c’era necessità di comunicare urgentemente un’informazione. Alla bisogna venivano impiegati i ragazzini – gambe svelte e voglia di rendersi utili – che ‘ievene a chiamma’… chiste e chill’ate…

Qualche volta questo succedeva di notte. Immaginate le corse a perdifiato e con il batticuore, per camminamenti scoscesi, di questi messaggeri improvvisati, in un’isola dove la luce non c’era! Facile che l’arcano, il magico – ’i munaciéll’ – fossero sempre in agguato…

Come le storia che si racconta del ragazzino che va nella notte …a purta’ n’ammasciata, d’ù puòrt’ a Santamaria.

Corre, corre e si ritrova …‘ndu’ ruttòn’ ‘i Santamaria –  che a quei tempi non era mica asfaltato! – e per la fretta e la paura, nel buio, mette un piede in fallo e cade – capetéa..! Si spaventa più di quanto già non fosse; rotola, si rialza, un po’ frastornato e ricomincia a correre. In fondo vede un chiarore e appena fuori dal grottone’, all’incerta luce della luna, rivede la sagoma del porto, che pensava di avere alle spalle… Allora si spaventa davvero…

E comincia a gridare: Currite… currite… hann’ girat’ u’ ’rutton’ ’i Santamaria!

Quelli erano i tempi…

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