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Memorie di Amalie (2)

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“Memorie di Amalie” – di Rita Bosso; pp. 172 – Demian Edizioni; 2010

Note di lettura di Sandro Russo

Una sorpresa, questo libro di una nostra (più o meno) coetanea e conterranea, con esperienze (si presume) simili alle nostre: salde radici isolane, e poi gran parte della vita ‘in continente’; la scoperta della lettura e della scrittura; la pubblicazione del suo primo libro, poi di un altro…

Non memorie e spigolature raccolte qua e là, ma un vero romanzo con una sua struttura. Connubio di generi: dal manoscritto ritrovato sul fondo di un armadio al diario tramandato attraverso le generazioni; reportage romanzato ma fedele di un’epoca storica e opera di fantasia.

Temi portanti:

–     Storie di donne di una famiglia, tutte di nome Amalia, che con alcuni salti di generazioni si tramandano un diario; in pratica la vita completa – vicende, pensieri e amori – di una sola di esse; chiamiamola “la Amalia di Veruccio”

–     Amalia e il sesso: – Amalia… Buona pure lei. Una rete di paranza a maglie strette, questa è Amalia, prende alghe e pesci di tutte le misure. E di tutte le età – dice di lei la ‘Gnora

–     Amalia e Celestina; l’amicizia tra donne (neanche scalfita dall’aver spartito lo stesso uomo)

–     Amalia che non va in chiesa né al cimitero (inconsueto per l’epoca: questa Amalia è una trasgressiva mica da poco!)

–     L’omosessualità in un piccolo centro, a metà dell’‘800. Bella la figura di Veruccio e la sua storia con Bonario…

–     La figura di una donna forte: ’A Gnora’E’ una guerriera, la ‘Gnora! E poi una svolta drammatica abbastanza inaspettata…

La Amalia di Veruccio è quella che racconta più di sé. Dall’infanzia povera  con una madre vedova e intristita, fino ai suoi quindici anni, quando riceve la proposta di sposare Veruccio (dalla madre di lui, ‘la ‘Gnora’). – “Avevo quindici anni quando ho sposato Veruccio; ne avevo venti quando ho scoperto com’è fatto un uomo”

Perché Veruccio – poi si capisce – sebbene gentile e delicato con lei, è irrimediabilmente ‘ricchione’. Comunque Amalia vive bene nella sua nuova vita; impara a cucire (e a stare insieme alle altre persone) e stabilisce un forte rapporto – un vero sodalizio tra donne – con Celestina.

Fino alla scoperta del sesso, nella persona di Michele, seduttore quasi professionale, che si innamora di lei e le dà una figlia, che viene chiamata Filomena, come la Gnora.  Michele poi, dopo averla tanto pregata, parte da solo per il Continente. Segue un periodo di instabilità in cui Amalia perde la testa per il sesso che le brucia dentro e si accompagna a molti uomini incontrati per caso; concepisce un altro figlio – Fabrizio – con Crescenzio, il marito ‘che c’è e non c’è’ di Celestina. Fino all’incontro della vita con ‘il Dottore’, incontrato in un’occasione drammatica: quando lui salva la vita a Fabrizio.

I ragazzi di Amelia – Mena e Fabrizio – crescono, insieme a quelli di Celestina, anzi tra uno dei figli di quest’ultima – Totore – e Mena, nasce un amore che porterà da grandi al matrimonio…

Ma non vorrei raccontare troppo, e ‘bruciare’ il libro, per chi dovrà leggerlo; perché di cose interessanti ne succedono tante altre ancora…

Aspetti tecnici:

–     La lingua. Bella soluzione, quella di dare per scontati e comprensibili i termini dialettali, inseriti con tutta naturalezza nel testo… (vizzarriequattituculiarebubbazza… pesone‘S. Giuseppe te passaje ’a chianozza’taùto… e molti altri).

–     L’asimmetria delle varie parti. La sintesi la fa la stessa Amalia, protagonista della storia più articolata: “Ieri sera ho cominciato a leggere il quaderno, questo quaderno di cui ho riempito pagine e pagine, nel quale ho depositato la mia vita: prima di me, un paio di pagine bianche all’inizio, poi una ricetta di dolci, un pezzo di vita della madre di mio padre, Amalia e un pezzo di vita di un’altra Amalia, ancora più lontana”.

–     L’andirivieni nella memoria dell’‘Amalia di Veruccio’, che rievoca la sua vita in un ordine non esattamente cronologico, di cui ci si rende conto mentre si prosegue nella lettura. Il che aggiunge una complessità che si somma a quella delle vite delle altre Amalie. Non sgradevole, però: contribuisce a mantenere la presa…

 

 

Se si vogliono mettere in una sequenza temporale queste storie, dal passato dal presente, l’ordine appare il seguente:

–     La prima Amalia viene da Ischia ai tempi dei Borboni. E’ sposata con Bastiano e affronta il viaggio di colonizzazione delle nuove isole, tra cui Ponza.

–     Ha una nipote cui fa insegnare a leggere e scrivere dalla ‘Capitana’, in cambio dei massaggi che le fa. Le suggerisce di non scrivere la sua storia (che comunqe viene riportata per sommi capi nel racconto alla nipote), ma quelle successive. Fa cominciare il diario – 1783 – con delle pagine bianche (che saranno riempite dall’ultima Amalia nel 1961) e con la ricetta dei biancheddus. Questa Amalia, nipote della prima Amalia, si sposa con Aniello, mastro d’ascia, e vanno a vivere ‘sopra gli Scotti’.

–     Poi c’è un salto temporale fino all’‘Amalia di Veruccio’ – la vera protagonista del romanzo – che comincia a scrivere nel 1868, quando è già vecchia

–     Chiude nel 1961 l’ultima Amalia – dopo aver saputo che non ci saranno altre Amalie in famiglia – che completa il diario con un prologo intitolato ‘Fine’

Questa la cronologia. Mentre il romanzo chiude con una riunione dei fantasmi – o di ‘anime morte’ – di tutte le persone importanti della vita di Amalia di Veruccio, riunite per la festa di Natale intorno a un tavolo, con due belle bottiglie di spumante di Ponza, rosso e frizzante, e i dolcetti – i biancheddus – dell’inizio…

“E parliamo, parliamo, quante cose abbiamo da dirci…”

Spunti per una discussione:

–     Due grandi amori, una serie di avventure, e nessuna riprovazione sociale: ma che piccola isola è? Certo un’isola di fantasia!

–     E Michele, il locale latin lover ante litteram, che addirittura si innamora e vuole portarla in continente? Ma non si è sempre detto che gli uomini  – meridionali, e isolani in particolare – vulevene azzuppa’ u’ biscott’ e lasciar perdere? Un mondo dove il modo di pensare delle donne – almeno fino ai ‘nostri’ anni ’50 era: – Nun sùl’ m’ha spusate… E che? …Mo’ m’a’essa pure vule’ bbene?

–     Vedere la ‘Gnora fare i conti è uno spettacolo… “Zero e porto zero…” Certo è Menicuccio ’a vocca storta! E quando Amalia va a cucire da Idarella… Non è come è stato ai nostri tempi per molte ragazze, andare a cucire da Dialmina?

–     La lingua é un altro dei punti di forza del romanzo; immagino che una domanda sulla scelta del linguaggio dia parecchio da rispondere ad un Autore…

Insomma, una bella sorpresa e un libro da leggere con attenzione: la memoria di Amalia/Rita è anche la nostra!

 

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