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Alla deriva… Sul dialetto ponzese. Come tutto è cominciato

di Sandro Russo & Mario Balzano

 

All’inizio della storia – quella troppo lunga da raccontare che ha portato infine alla creazione di questo sito “ponzaracconta” – ragionavamo intorno alla purezza della nostra lingua madre, nel senso del dialetto ponzese.

Abbiamo cominciato a parlarne dapprima in quattro gatti, poi un piccolo consesso riunito dopo le 23, in estate, sulla piazzetta davanti alla Chiesa delle Forna; precisamente davanti al bar di zì’ Arcangelo (…grazie, zi’ Arcangelo!), dopo che il ristorante aveva sfollato… Ma già vagheggiavamo platee sterminate, ‘folle oceaniche’.

Ai primi incontri preparavamo dei foglioni (…che foglioni!) di un grande blocco di carta appeso ad una cancellata su cui erano riportate le parole di antiche canzoni napoletane: Spingule francese e ’U’ Guarracino sono stati i nostri primi soggetti. Nel frattempo le ragazze mandavano la versione in musica (di Murolo) delle canzoni.

Dunque… si sentiva la canzone e poi si analizzavano i versi, rigo per rigo, insieme agli amici lì convenuti, disponibili a ridere e scherzare, alla ricerca di parole conosciute e sconosciute; assonanze, aneddoti e ricordi…

Agli incontri successivi si aggiunse Isidoro, il nostro dottore, fornito di un voluminoso vocabolario napoletano-italiano (e viceversa) cui ricorrevamo in qualità di notaio in caso di particolari difficoltà linguistiche…

Perché l’idea di base – mutuata dal concetto scientifico di “deriva genetica” e applicata nel caso nostro al dialetto – era la seguente: quando da una popolazione si stacca un gruppo che rimane isolato per molto tempo dalla popolazione d’origine, esso conserva i caratteri nativi che la popolazione di partenza perde.
Questo vale per i geni e, analogamente, anche per la lingua. Così è ipotizzabile che il dialetto ponzese, derivato dalla confluenza dei due ceppi – ischitano e torrese (da Torre del Greco) – dei coloni immigrati dal 1734 in poi, si sia trovato relativamente segregato dal ‘napoletano’ originario e rispetto a questo abbia mantenuto caratteristiche di maggior purezza.

E ancora… Lo stesso concetto è applicabile alla lingua parlata dai ponzesi emigrati in America dai primi del Novecento in avanti. Che si è mantenuta relativamente simile all’originale, mentre il ‘ponzese’ isolano si annacquava (o anche arricchiva, a seconda dei punti di vista) per l’apertura al turismo e le influenze del progresso (soprattutto della televisione)

A ben vedere sembra l’esatto contrario della “deriva”: é una conservazione, ma la sostanza non cambia.
Insomma queste riunioni ebbero un discreto successo e dalla lingua si passò a parlar d’altro…

Argomenti quanto mai eterogenei… dalle tecniche costruttive delle cupole ponzesi, alle bamboline di pezza (’i pupatelle) e – trattandosi delle Forna – la miniera di bentonite…

Poi, come si dice, da cosa nasce cosa… Abbiamo cominciato a sentire la necessità di un archivio che raccogliesse e approfondisse i temi svolti, o qualche volta anche solo accennati, durante le nostre riunioni.

Abbiamo cominciato a vederci anche nei mesi invernali, al casale di Sandro, nelle campagne di Lanuvio, e abbiamo dedicato un incontro ai vecchi cibi della tradizione isolana; decisi a sfruttare fino in fondo il detto che ‘l’appetito vien mangiando’.
…E ce n’è venuto, di appetito, altro che!

Sandro Russo

 

Un’altra testimonianza…

Le sere d’estate da zi’ Arcangelo sono scene di gente semi-sdraiata ai tavolini con davanti bottiglie di birra bevute a metà; bicchieri di misture di amari orribili sia nel gusto che nei nomi, scovati dal dottor Isidoro al ripiano inferiore del bancone della compianta signora Fiorina.
Si parla di donne e delle avventure estive di un passato recente…
O meglio se ne parlava!
Poi quando qualcuno tra noi si è ritrovato con i nipotini, ha cominciato ad avvertire noia e fastidio a parlar di certe cose…
E abbiamo cominciato a ragionar dei tempi andati:
“Com’era quella storia? …Chi fece quello scherzo? …Quando iniziava quel tipo di pesca? …E come si diceva quella cosa?
Chi? Quando? Perchè? Come?

Come… come… come…
La voglia di raccontare, già presente nei libri dei nostri scrittori, è diventata così l’argomento principale nelle nostre serate al bar.
Così è nato quello spirito che ci ha portato a organizzare i nostri incontri, a sistemare gli argomenti. L’avevamo chiamato, per l’atmosfera amicale e conviviale “lo spirito di Lanuvio”, e come tale abbiamo cercato di trasferirlo nel sito.
Come le nostre nonne, a una settimana dalla vendemmia, ci portavano a rappulia’ cioè a scoprire i grappoli sfuggiti alle forbici del tagliatore, cosi noi, riuniti come tanti bambini felici, scopriamo i grappoli  del passato sfuggiti alla pur rigorosa ricerca dei nostri scrittori di tradizioni locali.

Gli argomenti trattati sono stati tanti ma finora alquanto incompleti; pensiamo che le prime nostre serate al bar si allargheranno di parecchio con il sito “Ponzaracconta”; col vostro aiuto speriamo di riportare alla luce tutto quello che la dispettosa memoria individuale ci ha tenuto nascosto finora.
Grazie a tutti quelli che parteciperanno, con i loro scritti e ricordi e anche solo con l’attenzione…

Mario Balzano

 

Aggiornamento 2018

Riportiamo da Youtube una versione ‘storica’ di “Spingule francese” – Di Giacomo-De Leva (1888) – cantata da Renato Carosone:

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